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Cronaca

Esplosioni e fiamme al porto, operai in fuga dalla Skalo: «Sfiorata una seconda Beirut»

I dipendenti dell'azienda di lavorazione del pesce, alle spalle dell'ex Tubimar, se la sono vista brutta: «Vicino a noi il distributore di metano e il deposito di bombole»

Le fiamme, il fumo, l’aria irrespirabile. Una notte di paura per una quindicina di dipendenti della Skalo, azienda del gruppo Gagliardini specializzata nella lavorazione e distribuzione di prodotti ittici, che si trova alle spalle dell’ex Tubimar devastato dall’incendio.

Quando hanno sentito le prime esplosioni, attorno alle mezzanotte, si sono subito allarmati. E quando hanno compreso la gravità dell’emergenza, i lavoratori hanno chiuso tutto e si sono dati alla fuga. «Non c’è stato un sgombero, diciamo che c’è stata un’auto-evacuazione - spiega Michele Longo, responsabile della struttura -. Io non c’ero, ma ho seguito le operazioni in diretta sul cellulare, attraverso le telecamere, mentre mi mantenevo in contatto con i dipendenti. Sì, erano spaventati, ma non è la prima volta che si verifica un incendio al porto, quindi sappiamo come è opportuno comportarsi. A preoccuparci era soprattutto la presenza, a breve distanza, del distributore di metano e della Sol con tutte le sue bombole d’ossigeno».

Si è davvero corso il rischio di un’altra Beirut. «Il turno di notte è saltato perché abbiamo dovuto interrompere il lavoro e siamo riusciti a tornare a regime attorno alle 5,30 del mattino, ma questo è il meno - sospira Longo -. La cosa fondamentale è che l’incendio è stato subito circoscritto, altrimenti sarebbe successo un disastro».

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