Cronaca

Ad Ancona un cittadino su 4 gioca d'azzardo, Diomedi (M5S): «Gravi responsabilità del Comune»

A parlare è Daniela Diomedi, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle sul gioco d'azzardo in Ancona

«Ad Ancona nel 2016 sono stati complessivamente giocati 101,81 MILIONI di euro, rispetto al 2015 si è registrato l’incremento dell’8.7% delle giocate complessive. Considerato che su una popolazione di poco più di 100 mila abitanti i giocatori potenziali sono circa 86.000 di cui presumibilmente gioca il 25%, ovvero circa 22 mila persone, pro/capite, annualmente in media, vengono giocati oltre 4600 euro di cui circa il 45% in slot e VTL». A parlare è Daniela Diomedi, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle sul gioco d'azzardo in Ancona.

«Il gioco d’azzardo però non è e non può essere considerato alla stregua di un qualsiasi settore economico. E’ molto ma molto più ricco ed è, paradossalmente, un "servizio pubblico che può causare dipendenza patologica". Le amministrazioni locali dovrebbero essere focalizzate proprio su  questo aspetto, poiché è demandata loro la tutela della salute dei propri cittadini: questo è il suo interesse generale ed è di rango costituzionale e non  prevalga l’interesse particolare che coincide col lauto profitto per pochi. Se è vero che anche la libertà di iniziativa economica è principio meritevole di “tutela” costituzionale, non si può non tenere conto che la Costituzione stessa, nello stesso articolo impone anche il suo temperamento: "Non può svolgersi (la libertà di iniziativa economica: cfr. art. 41 comma 1) in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana" (art. 41 comma 2). Sul Comune grava una responsabilità determinante ovvero la tutela  della sfera degli interessi e dei diritti dei propri amministrati, in particolare della loro salute. Nell’esercizio della potestà  regolamentare, non può/non deve abdicare al proprio ruolo! Alcuni Comuni hanno dimostrato e dimostrano questa assunzione di responsabilità e questa consapevolezza; altri, come il Comune di Ancona, non lo fanno. Anche qui si sarebbe potuto regolare il fenomeno in piena autonomia, senza cedere all’interesse speculativo di pochi, MA qui non ha prevalso l’interesse generale su quello particolare. Speriamo che Ancona non faccia scuola. E’ un cattivo esempio».

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