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Enzo Cucchi e Francesco Merlo

Enzo Cucchi e Francesco Merlo

Enzo Cucchi presenta la sua Fontana

L'opera avrà due sedute e tredici cannelle di cui tredici di acqua dolce e una da cui sgorgherà acqua potabile. Sorgerà accanto alle mura romane e all'Arco di Traiano

Si chiamerà “La Fontana dei Due Soli”. Ha finalmente un nome l’opera che l’artista Enzo Cucchi installerà al Porto Antico. Un nome niente affatto casuale: «Perché rimanendo seduti si potrà vedere sia il sorgere del sole che il tramonto» ha spiegato lo stesso Cucchi nell’incontro pubblico al Ridotto delle Muse. L’opera avrà due sedute e tredici cannelle di cui dodici di acqua dolce e una da cui sgorgherà acqua potabile. Perché proprio tredici? «Perché ce n’è già una così, almeno si saluteranno» spiega l’artista. Non un monumento, bensì «una creatura che avrà un corpo e una figura».

Cucchi ha risposto alle domande del giornalista Francesco Merlo davanti al sindaco Valeria Mancinelli, all’assessore comunale alla cultura Paolo Marasca e al presidente dell’Autorità Portuale Rodolfo Giampieri. Un dibattito tutt’altro che formale, che ha divertito il pubblico assiepato anche sulle scale del piccolo teatro. Si è parlato di arte a trecentosessanta gradi, ma naturalmente anche di Ancona e del suo porto: «Quando si arriva, la prima cosa di cui si ha bisogno è il sollievo, il riposo e qualcosa in cui tutti si possano identificare. Per questo ho pensato alla seduta e alla fontana» ha spiegato l’artista. L’ opera sorgerà accanto alle mura romane e all’Arco di Traiano, testimonianze dei tempi che furono e «che siamo fortunati ad avere - dice Cucchi - perché sono la carta d’identità di questa città bellissima, ma che poi è stata massacrata dall’ignoranza». Città che tuttavia per lo stesso Cucchi ha un valore biografico relativo. «Emozione? No, al contrario, quando vengo in questa città sono una specie di frigorifero, non abbiamo un rapporto così facile». Poi si torna alla fontana: «Abbiamo tenuto conto dell’accessibilità, che per me è fondamentale - spiega Cucchi - non riesco a pensare ad un oggetto formale se non ha a che fare con le necessità della gente. Questo è il mio approccio, le porcherie le lascio fare agli altri». Poi le battute goliardiche. Dalla stoccata agli architetti: «Sono creature che non sono riuscite ad entrare nell’umanità, sono rimasti alla preistoria» a quella per i critici d’arte: «Si occupano del linguaggio dell’arte, ma sono lontani anni luce dall’artista». 

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