Manifattura, edilizia e commercio, crisi senza fine: «Tracollo nel 2016»

Un'indagine dell'associazione evidenzia come, dopo un 2015 di speranze, sia arrivata una brusca frenata. Malissimo il settore edile, tiene la manifattura: «Siamo tornati al 1961»

Le imprese di Ancona vedono nero. O rosso, che dir si voglia, visto il segno negativo che contraddistingue l'andamento degli affari confrontando il 2016 appena passato con il 2015, anno quest'ultimo che invece aveva aperto segnali di speranza e di ripresa. Tutto, o quasi, da rifare. Lo dice una ricerca del Centro Studi di Cna che ha preso in esame gli andamenti economici di un centinaio di aziende del capoluogo suddivise tra manifatturiere, edili e commerciali (servizi compresi). I numeri che emergono sono sconfortanti. Se la variazione di valore tra il 2014 e 2015 aveva fatto vedere un confortante +7,4%, il successivo confronto con il 2016 passa a -4,2%. Peggio di tutti è andata alle aziende del ramo costruzioni (-11%). Negozi e attività del terziario viaggiano a -1,6% mentre restano pressoché invariati, pur con il segno più, gli affari del manifatturiero (+0,6%). «È evidente – spiega Andrea Cantori, presidente Cna Ancona - che si soffre la stagnazione dei consumi interni. Il manifatturiero regge perché magari è legato in parte anche alle esportazioni. Nella nostra indagine siamo partiti dal 2014 che ritenevamo un anno pessimo. Il fatto che poi ci sia stata ripresa, spinta dai bonus e da qualche altro intervento, per poi ritrovarci qui dice che negli ultimi tre anni non abbiamo trovato la cura. Serve qualcosa di strutturale, non interventi spot».

FOCUS ANCONA. La ricerca, al momento, riguarda solo Ancona. Presto sarà ampliata a tutta la provincia ma nel frattempo offre uno spaccato interessante della città dorica. Quasi la metà delle attività sono piccole attività al dettaglio di commercio e servizi alla persona. Il 48,7% con un fatturato medio di circa 72mila euro. Se si guarda al totale, con quasi 2 milioni di fatturato 2016, rappresentano la seconda voce più ricca per settore dopo gli edili (a quasi 2,4 milioni). Attività che hanno a che fare direttamente e quotidianamente con la città di Ancona. Che oltre che con la crisi devono fare i conti con affitti alti, carenza di parcheggi e un arredo urbano discutibile. Gli stessi che però, critica comune e storica da parte degli utenti, sono i primi a non rinunciare alla chiusura del lunedì, della domenica o la sera dopo cena nonostante la concomitanza con eventi cittadini o lo sbarco dei croceristi. «Eppure – rivela Massimiliano Santini, direttore Cna Ancona – qualcosa sta cambiando. C'è una nuova generazione di imprenditori che capisce che queste sono opportunità. Piccole nuove imprese, fuori dallo stereotipo dal commerciante anconetano, che hanno una nuova coscienza e con le quali stiamo dialogando". Al di là di crociere e notti bianche, però, i problemi sono strutturali. Come pil, prosegue Santini – siamo tornati ai livelli del 1961. Le imprese pagano tasse per il 64%, impiegano 269 ore l'anno per gli adempimenti fiscali. Hanno un cuneo fiscale pari al 49,9% della ricchezza prodotta. La politica più volte si è impegnata per alleggerirlo. Finché non si interviene li non c'è futuro. Cna deve alzare i toni nel chiedere risposte concrete. Siamo pronti a dare battaglia. L'associazione deve, se c'è bisogno, sbattere i pugni per dare risposte alle imprese».

ECCO IL CERCAMARHE. Si chiama Cercamarche ed è un portale telematico lanciato da Cna per agevolare l'incontro tra domanda e offerta di imprese e potenziali clienti. Sarà presentato alla cittadinanza sabato 8 aprile alla Loggia dei Mercanti. Si tratta di una business community con una sezione "cerco offro" ma anche la possibilità di chiedere preventivi. C'è l'edile che cerca un pavimentista o un pittore con i quali collaborare. Il cliente che con una sola mail riesce ad avere più preventivi ma anche persone che cercano locali commerciali da prendere in affitto o proposte di lavoro. E un numero verde (848.800.180) per i meni avvezzi al pc. «I giovani hanno un approccio naturale con le nuove tecnologie – conclude Santini – ma gli imprenditori della vecchia generazione non sono rimasti al palo: magari si accostano in punta di piedi ma appena si rendono conto delle potenzialità fanno proprio lo strumento».

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