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Cronaca

Il monopattino rubato per fregio, gli sputi e quei video sui social: «Lo chiamano infame, tornato a casa non è stato più lui»

La banda dei baby stalker non ha mollato la presa. Una delle vittime è stato preso di mira anche dopo i fatti di piazza Malatesta

ANCONA - Mentre due tiravano calci e pugni altri gli sputavano addosso e un terzo incitava alla violenza come in una scena alla Fight Club. Così la banda dei baby stalker a gennaio del 2020 aveva aggredito il ragazzo protagonista di questa vicenda allora 15enne. Da lì era scattata la denuncia e i responsabili erano finiti nell'occhio della Procura dei Minori e della Squadra Mobile. Taglieggiavano e minacciavano ragazzi loro coetanei e minori anche affetti da deficit psichici. «Erano scattate cinque misure di custodia cautelare - racconta la mamma della vittima - lo avevanp costretto a fumarsi una canna mentre gli altri riprendevano tutto con il cellulare. L’episodio era finito anche sui social, era stato deriso e sbeffeggiato dai compagni». Ma quello era solo l'inizio dell'incubo. Dopo quell'episodio, infatti, ne sono seguiti altri e il ragazzo è stato sempre più isolato. 

Spiega la mamma «A ottobre del 2021 mio figlio era andato in città con alcuni amici e questi gli si erano parati davanti. Gli avevano portato via il monopattino elettrico e due sigarette elettroniche - prosegue la donna con la voce rotta dal pianto - dopo quel fatto aveva avuto crisi d’ansia, si era nuovamente chiuso in se stesso e non si faceva avvicinare da nessuno. Non siamo riusciti a denunciare perché lui non vuole parlare né dire chi sono i responsabili. Ha paura di nuove ritorsioni visto che questi ragazzi, ogni volta che lui si riprende o inizia a frequentare amici nuovi, ricominciano a tormentarlo o via chat o sui social. Lo trattano da disabile, lo minacciano e gli danno dell’infame perché ha avuto il coraggio di denunciare. È diventato il capro espiatorio di tutte le vittime». 

Poi il 17 marzo di quest’anno è avvenuto il terzo episodio: «Tornato dalla Cittadella l’ho visto trasformato. Quel giorno dev’essere successo qualcosa. È da allora che ha problemi a dormire di notte, dice che si sente in colpa, non è più lui». La madre pur di scoprire la verità è disposta a prendere provvedimenti anche drastici: «Mi sono messa in contatto con un’investigatrice che collabora con le procure minorili. Voglio andare in fondo. Scoprire se ci sono altri bulli nella sua vita. Mio figlio da questa storia ne è uscito distrutto. Ha 17 anni ma è stato bocciato e ora non va più a scuola. Si è bloccato in tutto. Almeno prima frequentava l’oratorio mentre ora parla come un robot, cammina come un robot. Ha gli occhi persi. Questo mi distrugge». La giovane vittima è seguito anche dagli assistenti sociali anche se quello che chiede è di avere una vita normale: «Abbiamo anche provato a cambiare ambiente scolastico ma non è servito a nulla, ha visto dei medici ma lui si sente un ragazzo come gli altri e vuole condurre una vita simile a quella dei suoi coetanei».

Intanto in merito alla vicenda dei baby stalker è della settimana scorsa la notizia che ad uno dei ragazzi rom condannati a tre anni di reclusione per stalking ed estorsione è stata revocata la Messa alla prova perché, dopo essere uscito dalla comunità, non vi aveva fatto più rientro. Stessa sorte a settembre per un altro 18enne anconetano coinvolto nella vicenda.

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