Omicidio di Agugliano, parla Ana Bordea: «Un giorno vedrà le figlie ma io non perdono»

Sono le parole amare di Ana Bordea, sorella del defunto Dimitru Bordea e zia delle bimbe rimaste orfane di un padre ucciso e di una madre che passerà i prossimi anni in carcere

Ana Bodea

«Non la perdonerò mai, ma se domani esprimerà il desiderio di vedere le figlie non avrò nulla in contrario perché lei resta la madre». Sono le amare parole di Ana Bordea, sorella del defunto Dimitru Bordea e zia delle bimbe rimaste orfane di un padre ucciso e di una madre che passerà i prossimi anni in carcere. Ana parla a caldo dopo la sentenza che ha visto la condanna della moglie di suo fratello e si dice convinta di non poter perdonare. Non lo potrà fare mai. 

Ma è soddisfatta per la sentenza? «Non so quanto deve prendere chi fa una cosa del genere perché nessuno ha il diritto di togliere a vita a qualcun altro. Ci sono tante possibilità per una coppia in crisi, ti puoi dividere. Noi li abbiamo sempre aiutati e li avremmo aiutati anche in questo caso» ha risposto Ana, che a processo non si è costituita parte civile perché non cerca lo scontro con l’ex cognata. Proprio a lei, l’assassina di suo fratello, Ana ha fatto avere le foto delle bimbe mascherate per Carnevale perchè, in cuor suo, Ana sa che le piccole hanno perso un padre e forse non dovrebbero perdere per sempre anche la madre, nonostante tutto. 

Le stesse bambine ora tentano di andare avanti. La più piccola (3 anni) non può rendersi conto di nulla. Ma la più grande ha capito. E ora? «Non nomina mai la madre - dice Ana Bordea - Del padre parla sempre e la sera piange pensando a lui. Ma la madre non la nomina mai. Ogni tanto andiamo al cimitero e lei bacia la foto del padre. Sapevo che c’erano dei problemi in famiglia e che litigavano, ma come si litiga in tutte le famiglie. Quel che è certo è che mio fratello non parlava mai male di lei. Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere dato che per ogni stupidaggine lei ci chiamava». Già, perché solo quella notte del 3 marzo 2013 Maria Andrada non ha chiamato nessuno. Ha ucciso e solo dopo più di un’ora ha alzato il telefono. «Mi ha chiamato a mezzanotte e mezza - ricorda Ana Bordea - quando ormai in casa c’era un lago di sangue. Quando ancora non pensavamo che lei fosse coinvolta, le ho chiesto perchè avesse atteso e lei mi disse che non m voleva disturbare. Lì ho avuto i primi dubbi. No, non potrò mai perdonarla».

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