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Ex Angelini

Ex Angelini

Amianto, 66 i siti contaminati: entro il 2015 intervento all'Ex Angelini e Palaveneto

Il Comune non ha una programmazione di controllo dell'amianto, ma è già intervenuto su quasi tutte 66 le strutture, operando il così detto incapsulamento, cioè una verniciatura speciale che "sigilla" il materiale dannoso

Ad Ancona, stando al primo ed ultimo censimento del Comune riguardante l’amianto (datato 2003), ci sono 66 su 355 censiti gli edifici che mantengono ancora parti o coperture in eternit. Due esempi molto noti sono l’ex Angelini e l’ex convento di San Francesco alle Scale di via Fanti. L’ex Angelini non solo viene costantemente monitorato nella sua costruzione, ma anche sottoposto due volte l’anno ad un controllo dell’aria per accertare che le fibre di cemento non si siano propagate nell’aria. In più il Comune ha annunciato che l’ecomostro della Palombella è stato inserito nel piano degli investimenti, per cui entro fine anno andrà a bando la bonifica totale della struttura (amianto e materiali ferrosi). Per quanto riguarda la struttura religiosa, la copertura in eternit viene periodicamente monitorata con verifiche di laboratorio e non desta preoccupazione. Proprio di amianto si parlerà anche domani in un importante convegno organizzato dall'associazione Fatto e Diritto

Amianto dunque, Nelle canne fumarie, nei serbatoi di accumulo e nei tetti. Ma, va detto, non pericoloso. Questo perché ci sono due tipi di strutture. Le prime sono formate da amianto puro, quello che si sfibra a contatto con fenomeni atmosferici rilasciando nell’aria particelle responsabili di gravi patologie, tra cui tumori polmonari. Le seconde non si sfibrano perché l’amianto è mescolato col cemento e se l’amalgama dovesse essere compatto non vi sarebbe pericolo. Ad Ancona tutte le strutture rientranti nella prima categoria sono state bonificate più di 10 anni fa a seguito di una legge immediatamente vincolante. Restano le strutture miste, che però possono sempre subire il deterioramento a seguito di alti fattori esterni: la nidificazione dei piccioni e la presenza di muschi e licheni. Ecco perché è necessaria una periodica verifica degli edifici. 

Ma come funziona il monitoraggio ad Ancona? Su segnalazione. Cioè é il cittadino anconetano, o comunque il privato, ad avere cura di segnalare l’eventuale erosione dell’edificio segnalato. Dunque il Comune non ha una programmazione di controllo dell’amianto, ma è già intervenuto su quasi tutte 66 le strutture, operando il così detto incapsulamento, cioè una verniciatura speciale che “sigilla” il materiale dannoso, per una spesa di circa 10 euro al metro quadrato. In alcuni casi ha operato vere e proprie bonifiche, come per la tribuna dell’ex campo da calcio di piazza d’Armi, oggi diventato un parcheggio. 

Un edificio rimasto fuori dagli interventi è il Palazzetto di via Veneto. Ci sarebbe il progetto di una ditta privata esterna, rimasto però sulla carta. Ma sempre dal Comune fanno sapere che entro i prossimi mesi si chiarirà la questione. O si attuerà il progetto di bonifica oppure si rinuncerà. E a quel punto sarà l’amministrazione dorica a procedere con l’incapsulamento. Una tecnica di impermeabilizzazione che ha durata 10 anni, al termine dei quali la vernice cambia colore. E’ quello il campanello d’allarme per indicare la necessità di una secondo intervento. In questo momento l’unico edificio che sta dando qualche segnale in tal senso è il magazzino comunale di Vallemiano. Per questo, il secondo incapsulamento é previsto entro l’estate.

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