I dati dell’indagine di Legambiente sui rifiuti nelle spiagge

L’ingente quantità di rifiuti trovati nelle spiagge marchigiane rappresenta un problema gravissimo e un rischio concreto per la conservazione e la biodiversità del nostro ecosistema marino

“Con questo dossier vogliamo ribadire l’urgenza di dare avvio ad azioni di prevenzione, incrementando il riciclo degli imballaggi con una nuova consapevolezza di tutti gli attori in gioco, dai cittadini ai turisti, dagli operatori turistici alle amministrazioni locali e regionali, fino ai pescatori, per mettere in atto comportamenti virtuosi per la riduzione dei rifiuti plastici e l’azzeramento della loro dispersione nell’ambiente. Una situazione del genere, infatti, non è più sostenibile. L’ingente quantità di rifiuti trovati nelle spiagge marchigiane rappresenta un problema gravissimo e un rischio concreto per la conservazione e la biodiversità del nostro ecosistema marino, per il turismo e in generale per la nostra economia”. Così Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche, ha commentato i risultati dell’indagine “Beach Litter 2018”, presentati questa mattina durante l’omonimo convegno presso la sede del Consiglio Regionale delle Marche ad Ancona.  

Sono oltre 7000 i rifiuti trovati dai volontari di Legambiente nelle spiagge di Torrette di Ancona, Falconara stazione, Marzocca di Senigallia, Torrette di Fano, Sassonia di Marotta, Sottomonte Ardizio di Pesaro, Riserva naturale regionale della Sentina, Marcelli di Numana, Marina di Montemarciano e Pedaso. Un’area di oltre 27mila mq (pari a circa 4 campi di calcio), con una media di 708 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia campionata, dove a farla da padrona è ancora la plastica, che rappresenta il 92% degli oggetti trovati, seguita poi da carta e cartone (oltre 4%), gomma (2%), vetro e ceramiche (oltre 1%) e tessili (1%). In 8 spiagge su 10 la percentuale di plastica è pari o superiore all’80% del totale dei rifiuti monitorati.

Nella top ten dei rifiuti spiaggiati troviamo: i frammenti di oggetti di plastica (pezzi da 2,5 a 50 cm), non più identificabili per via della frammentazione, che sono in assoluto il rifiuto più trovato e rappresentano circa il 59% sul totale. A seguire, i mozziconi di sigarette (7%), i frammenti di polistirolo (4%), le retine per la coltivazione dei mitili (ritrovate in quasi tutte le spiagge, oltre 3%), i frammenti di carta (oltre 2%) e altri oggetti di plastica rappresentati da tappi e coperchi di bevande, bicchieri e bottiglie/contenitori per bevande. Va sottolineato che questa indagine non conteggia i frammenti più piccoli, di cui fanno le microplastiche (ovvero quelle di dimensioni inferiori ai 5 mm), che sono onnipresenti sulle nostre spiagge. La cattiva gestione dei rifiuti urbani e la maleducazione dei cittadini sono tra le maggiori cause del beach e del marine litter (ben il 23%), ma anche pesca e acquacoltura (5%) sono responsabili del ritrovamento di molti oggetti monitorati, in particolare reti/sacchi per mitili e reti e pezzi di rete.

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“Il settore della pesca è uno di quelli fortemente impattati da questo problema ma anche quello che può ricoprire un ruolo da protagonista nella grande pulizia del nostro mare, ad esempio con il “Fishing for litter”, – ha spiegato Serena Carpentieri, vicedirettrice generale di Legambiente – un’attività che consentirebbe ai pescatori di riportare a terra i rifiuti che finiscono accidentalmente nelle reti: più del 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino e costiero, infatti, affondano e giacciono sui nostri fondali. Per questo è importante che venga approvata una legge nazionale che possa superare gli ostacoli normativi e rendere quest’attività capillare su tutto il territorio, seguendo l’esempio del successo dei progetti pilota già avviati, anche grazie a Legambiente. Dobbiamo al contempo prevenire che i rifiuti finiscano in mare, lavorando sulla corretta gestione a monte, sulla raccolta differenziata e sulla consapevolezza dei cittadini, anche alla luce della proposta di direttiva europea sul monouso di plastica, che speriamo possa essere anticipata con una specifica legge dal nostro Paese”.

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