Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Centro storico / Via Giacomo Matteotti

Ali, dall'Afghanistan ad Ancona a piedi: «I talebani uccisero mio padre, ho paura per i miei cugini»

Ali Sarwary Ramzan ha 39 anni ed è uno dei 114 residenti afgani nella città dorica. Da sei anni è proprietario di un negozio di frullati ed estratti in corso Matteotti ma la sua vita è stata tutt'altro che semplice. Ora lo spettro dei talebani torna a terrorizzarlo

Nel suo negozio di corso Matteotti Ali sceglie la frutta perfettamente esposta e lavata per fare i suoi succhi. I gesti gentili che compie nel riempire quei grandi bicchieri, però, stonano con i suoi occhi, tristi e preoccupati. Non è tranquillo e si vede. Ali Sarwary Ramzan, afgano di 39 anni da 16 anni ad Ancona, è perfettamente integrato nella comunità dorica, gestisce da sei anni la sua attività di estratti e frullati "Zahra fresh point" ma, nonostante tutto, la sua testa e il suo cuore guardano all'attuale situazione in Afghanistan. IMG-1100-2

I Talebani gli hanno tolto moltissimo, a partire da suo padre, ucciso negli anni '90: «Non mi ricordo molto, ero piccolo - dice - ma mia madre mi raccontò che era stato ucciso barbaramente da quegli uomini. Ora ho davvero molta paura per i miei cugini rimasti in Afghanistan. Non ho loro notizie né ho modo di contattarli. Mia mamma che si trova in Pakistan ha i loro numeri di telefono ma non è facile in questo momento comunicare. La situazione è in stallo, i talebani si stanno impossessando delle armi lasciate dai soldati americani e stanno chiedendo alla popolazione di consegnare tutte quelle che hanno. Dicono che sono cambiati, che non sono più violenti ma chi ha gli armamenti ha il potere. Per questo ogni giorno venti o trentamila persona provano a fuggire ed è per questo che si vedono scene come quelle dell'aeroplano». A proposito di questo spiega: «Sono molte più di due le persone cadute da quel volo. La popolazione non conosce e crede che salire sopra un aereo sia come aggrapparsi ad un camion o su un autobus. Non si rendono conto della pericolosità di quel gesto».

Un cammino lungo sei mesi e mezzo 

Ali di fughe ne sa qualcosa. Lui che nel 2005, dopo l'omicidio di suo padre, è partito a piedi da Jaguri, un villaggio chiuso tra montagne e deserti a circa 80 chilometri da Kabul, ed è scappato fino in Pakistan. «Qui ho fatto dei lavoretti e ho racimolato un po' di soldi - prosegue - a quel punto sono fuggito in Iran senza documenti. Il viaggio è proseguito fino in Turchia, poi in Grecia e infine sono approdato ad Ancona. Ci sono voluti sei mesi e mezzo. Ho fatto tutto il viaggio a piedi, nascondendomi di giorno e camminando di notte». Non era solo nella sua drammatica avventura verso la libertà: «Eravamo un gruppo composto da 7 afgani, 50 persone del Bangladesh e 5 iraniani. Ci facevano stare in gruppo così era meno pericoloso. Per fortuna siamo riusciti ad arrivare tutti sani e salvi ma prima di noi altri si erano imbattutti nelle bombe turche e sono morti tutti. E' stato terribile. Se ci ripenso oggi mi chiedo come abbia fatto a fare un viaggio così». Arrivato ad Ancona ha fatto dei lavoretti e solo lo scorso anno sua moglie l'ha raggiunto ad Ancona dal Pakistan. Ora è incinta e lo aiuta nell'attività. 

L'apertura del negozio  

Nel 2016 Ali decide di aprire l'attività di frullati ed estratti. «Ci è voluto un po' - dice - ma sapevo di avere l'idea giusta e sono stato il primo ad avere questo tipo di negozio in città. Dopo tutto quello che avevo passato per me era importante avere qualcosa di mio che mi rendesse orgoglioso. Le persone amano i miei frullati e ho molti clienti anconetani affezionati. Io sono una persona pacifica e credo che quello che sta succedendo nel mio paese scatenerà conseguenze in tutto il mondo. Spero solo che le forze di cooperazione internazionale possano fare qualcosa altrimenti saranno migliaia a dover affrontare il viaggio che ho dovuto fare io quindici anni fa». 

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