«L'Hiv non esiste», così l'untore contagiava i suoi partner: più di 200 vittime

L'uomo era malato da circa 11 anni ed aveva avuto rapporti sessuali con diversi partner, mai avvisati del fatto che lui avesse l'AIDS. Mercoledì mattina i poliziotti lo hanno raggiunto nel suo appartamento e lo hanno arrestato

le immagini dell'arresto

«Se siete convinti che esista il virus dell’hiv entrate pure in casa per fare la vostra perquisizione». Quando gli agenti della Polizia di Stato della Questura di Ancona sono arrivati a casa sua, hanno subito capito di trovarsi di fronte ad una persona incosciente nel senso stretto del termine, dunque senza la minima consapevolezza del male che aveva fatto alle tante donne con cui aveva avuto rapporti sessuali negli ultimi anni. A mettere fine alla propagazione del morbo é stata la Polizia di Ancona che, dopo una indagine lampo coordinata dal Procuratore Capo Irene Adelaide Bilotta, ha chiesto e ottenuto dal Gip Carlo Cimini la misura di custodia cautelare in carcere per lui: Claudio Pinti, 35 anni autotrasportatore di Montecarotto, affetto dal virus Hiv da quasi 11 anni. Un periodo in cui, senza porsi mai il minimo problema, potrebbe aver contagiato più di 200 donne. Già, perché è questo il numero di persone con cui avrebbe avuto rapporti sessuali nella sua vita. Non un numero buttato lì da chi vuole pavoneggiarsi perché la dirigente dello SCO Francesca Capaldo, che ha partecipato attivamente alle indagini, è convinta sia un numero credibile. E ora è una lotta contro il tempo per rintracciare tutte le partner sessuali dell’untore e la Polizia di Ancona, tramite il suo Questore Oreste Capocasa, lancia un appello ufficiale. 

L’ultimo atto dell’inchiesta è stato il blitz arrivato ieri quando gli agenti della Squadra Mobile di Ancona, guidati dal capo Carlo Pinto, si sono presentati a casa sua per perquisire l’appartamento e sequestrare cellulari, pc, tablet. L’indagine non è conclusa perché adesso i poliziotti non solo hanno il compito di ricostruire la vita dell’untore per scongiurare il propagarsi del virus e rintracciare quelle persone potenzialmente affette da AIDS, ma dovranno andare a fondo dei supporti telematici perché era proprio tramite social che lui, indipendentemente dal fatto che fosse impegnato, adescava uomini e donne in cerca di sesso. Non solo sociale network quali Facebook e Instagram, ma anche chat quali Whatsapp e siti di incontri a sfondo erotico su internet. L’indagine ha preso il via circa due mesi fa quando la fidanzata dell’uomo ha scoperto di aver contratto il virus. Appena intuita la malafede di quello che sarebbe dovuto essere l’uomo della sua vita, la donna ha denunciato tutto e ora lui è accusato di lesioni gravissime dolose.

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