Sicurezza alimentare, Confartigianato: «Multe senza indicazione d'origine contro pioggia di cibo dall'estero»

L'associazione reputa positiva la nuova normativa anche alla luce dei dati delle importazioni e delle riduzioni previste per le microimprese

Nelle Marche l'87% delle aziende ha dimensioni micro con meno di 9 dipendenti. Per queste realtà la nuova legge che disciplina le sanzioni in caso di mancata etichettatura dei prodotti alimentari prevede la riduzione di un terzo della sanzione. Confartigianato valuta positivamente questo decreto entrato in vigore lo scorso 15 dicembre. Anche alla luce dei numeri dell'importazione di prodotto agroalimentari stranieri sulle nostre tavole. «Teniamo conto – afferma Giorgio Cippitelli, segretario di Confartigianato Imprese Marche – che i numeri della globalizzazione alimentare mostrano flussi commerciali ingenti diretti alle Marche da Paesi molto lontani: dall’Ecuador nel 2017 importiamo 18,3 milioni di euro di prodotti alimentari, più che dalla Francia (15,5 milioni); dall’India importiamo 14,8 milioni di euro di prodotti alimentari, dal Perù 11,1 milioni e dalla Colombia 11,0 più che dalla Danimarca (9,0 milioni di euro). In generale, più di un terzo delle nostre importazioni (35,6%) proviene da Paesi Extra UE a 28. Inoltre, nell’ultimo anno, le importazioni da tali territori sono cresciute di un punto in più (+11,1%, pari a 11,7 milioni di euro) rispetto a quelle dai Paesi dell’UE a 28 (+10,0%, pari a 19,4 milioni di euro)». 

«Tornando alla normativa - aggiunge Cippitelli - le nuove sanzioni prevedono una riduzione di 1/3 delle multe comminate alle imprese che occupano meno di 10 persone e che realizzano un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro. A questo proposito – non dimentichiamo - nelle Marche le imprese attive fino a 9 addetti rappresentano l’87,0% delle imprese alimentari (divisione 10 Ateco 2007) e in queste imprese trovano occupazione il 44,8% degli addetti del comparto a fronte di una media nazionale del 35,5%. Va considerato che alcuni imprenditori del settore ci evidenziano che la nuova normativa rischia di avere effetti distorcenti e vada a vantaggio di chi esporta in Europa da luoghi extra UE, sfavorendo le produzioni agroalimentari italiane. Inoltre, la cosa più grave, guardando nello specifico al nostro territorio, è che molti dei nostri prodotti agroalimentari di qualità provengono dalla vasta area regionale colpita dal sisma e tale normativa rischia di aumentare i numerosi lacci e lacciuoli che stanno rendendo difficile l’attività delle imprese».

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