Via il segreto di stato sui cibi stranieri, agroalimentare estero+ 20% negli ultimi 10 anni

Negli ultimi 10 anni le Marche hanno registrato un incremento di quasi il 20%

La destinazione del cibo straniero non è più un tabù. Coldiretti Marche esulta alla notizia dello storico pronunciamento del Consiglio di Stato che, lo scorso 6 marzo, ha fatto cadere il segreto sui flussi commerciali di latte e prodotti caseari, detenuti dal Ministero della Salute e preclusi per ragioni pretestuose. Finora era possibile conoscere quantità e valore delle importazioni agroalimentari ma non la loro destinazione. Con il rischio poi di trovarsi prodotti stranieri spacciati per italiani sulle tavole dei consumatori. Negli ultimi 10 anni le importazioni di prodotti agricoli, della pesca e del manifatturiero agroalimentare verso le Marche hanno registrato un incremento di quasi il 20%.

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E anche gli ultimi dati segnano una bilancia commerciale regionale in negativo: nei primi 9 mesi del 2018 le Marche hanno importato agroalimentare per quasi 366 milioni di euro a fronte di un export del valore di circa 265 milioni. Dati che, confrontati con lo stesso periodo dello scorso anno indicano un aumento dell'import di quasi il 10% e una diminuzione dell'export di circa l'1,3%. Insieme alla legge che impone il marchio Made in Italy su tutto il cibo in commercio, si tratta di un risultato storico per la Coldiretti che ha sollecitato il pronunciamento, dopo la richiesta al Ministero della Salute, per mettere fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani ma anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all’impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti. “Per noi è un obiettivo storico ma spiace constatare che lo si è raggiunto solo con l’intervento della magistratura anziché della politica, colpevolmente assente per molti anni – ha detto la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni – ora occorre definire in tempi brevi il modo per rendere disponibili le informazioni sulla provenienza dei prodotti agroalimentari”.

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