Botte e minacce davanti al figlio: «Se chiami la polizia ammazzo te e i giudici»

Il calvario di una mamma che, dopo 5 anni di inferno, ha denunciato il compagno aggressivo: a processo risponderà anche di stalking e violenza sessuale

Foto d'archivio

Cinque anni d’inferno, tra botte, intimidazioni e ricatti. Poi, la decisione sofferta ma inevitabile: denunciare tutto alla polizia. Non è stato semplice per la 40enne romena, residente ad Ancona, ribellarsi suo aguzzino, che è anche il padre di suo figlio, dopo una relazione durata anni. Ma alla fine, toccato il fondo, ha preso il coraggio a quattro mani e si è rivolta prima a Donne e Giustizia, l’associazione che tutela le vittime di violenze, poi alla questura. Qui ha raccontato il suo calvario: picchiata, insultata, minacciata di morte dall’uomo che giurava di amarla e che si è trasformato in stalker quando lei ha deciso di interrompere la loro love story. Un rapporto dopato, in realtà, dai sentimenti esasperati di un 42enne, di nazionalità albanese, che deve aver confuso i buoni sentimenti con il desiderio di possesso e la gelosia sfrenata. 

A processo con accuse pesanti

A conclusione delle indagini preliminari, la scorsa settimana il gip ne ha disposto il rinvio a giudizio: difeso dall’avvocato Roberta Di Martino, è accusato di reati pesanti che vanno dai maltrattamenti in famiglia allo stalking fino alla violenza sessuale. Perché la sua ex, assistita dall’avvocato Fabiana Latte, ha raccontato agli inquirenti (salvo rimettere di recente la querela senza costituirsi, per ora, parte civile, ma il processo verrà ugualmente incardinato a partire dal dicembre 2020) di essere stata anche costretta a subire rapporti sessuali, mentre il bambino dormiva nella stanza accanto: per paura di svegliarlo, preferiva non opporsi quando il compagno le immobilizzava le braccia e le strappava la biancheria intima, nonostante i suoi rifiuti. L’incubo sarebbe durato dal 2011 al 2015, ma il rapporto si era già deteriorato dal 2006, cioè dalla nascita del loro figlio: lui avrebbe cominciato a cambiare atteggiamento, diventando sempre più aggressivo. Insulti, offese e litigi continui per banali motivi che spesso culminavano in minacce («Ti spacco i denti, ti lancio dalla finestra») via via più allarmanti e feroci («Ti sgozzo, io non ti tocco per farti male, ma per farti fuori»). E quando lei, in lacrime, manifestava l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine, lui alzava ancora i toni: «Se chiami la polizia ammazzo te, il giudice e tutti quanti».

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Minacce di morte e violenze

Ma è dal 2011 che il 42enne avrebbe dato il peggio di sé. Una volta, in uno scatto d’ira, avrebbe buttato i giocattoli appena regalati dai parenti al figlio, dicendo che non ne aveva bisogno: poi se la sarebbe presa con la compagna, spingendola contro un armadio e stringendole le mani al collo. In altre occasioni avrebbe preteso con la forza rapporti sessuali, anche dopo la decisione della donna di andarsene di casa con il bambino, dal 2015. Da allora il suo atteggiamento è peggiorato. Le dava la colpa di avergli rovinato la vita, poi la supplicava di perdonarlo e passava alle minacce, che avrebbe ripetuto anche in presenza del figlio: «Se non torni con me ti ammazzo e il bambino finirà in mezzo alla strada». Il passaggio da compagno violento a stalker irrefrenabile è stato breve perché, a relazione ormai conclusa, non si rassegnava. «Tu non hai capito, io ti taglio la gola, se ti vedo con un altro ti ammazzo», le avrebbe urlato per un bacio rifiutato. Al punto che davvero la 40enne aveva il terrore di parlare con qualunque persona di sesso maschile le si avvicinasse, vivendo sempre con l’ansia e il timore di incrociarlo per strada. Solo dal 2016, quando la vittima ha chiesto aiuto alla polizia e ha denunciato tutto, il suo ex ha progressivamente smesso di perseguitarla, lasciando però cicatrici indelebili che adesso solo la giustizia, forse, potrà sanare. 

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