Cronaca

Un’aquila imperiale nel giardino di un carrozziere, assolto: non è reato

La scultura, in marmo, alta un metro e mezzo, faceva parte di un complesso monumentale di epoca fascista, poi fu buttata in mare

ANCONA - Ci sono voluti due esposti, un sequestro e un processo per porre fine ad un tira e molla giudiziario per una aquila gigante, in marmo travertino, recuperata negli anni ‘70 dai fondali del porto. Caduto il fascismo nessuno la voleva più, nemmeno il Comune ma la giudice Tiziana Fancello ieri ne ha ordinato la restituzione proprio all’ente. Ma andiamo per ordine.  La scultura, un’aquila imperiale del peso di diversi quintali, dopo il 1945 era stata buttata in mare. Il suo salvataggio rischiava di far condannare un carrozziere di 59 anni, anconetano, per possesso illecito di un bene culturale. Aveva ereditato dal padre, morto nel 2012, la scultura e la teneva nel giardino di casa. Un’aquila imperiale degli anni trenta, bellissima, opera dello scultore Mentore Maltoni, che faceva parte di un complesso monumentale di epoca fascista posizionato in via XXIX Settembre, vicino alla Banca di Italia, e dedicato all’imperatore Traiano. Si trovava su una delle due colonne insieme ad una aquila gemella andata persa. 

Un bene storico inaugurato nel 1936 e considerato, secondo l’accusa, un bene artistico protetto e appartenente allo Stato. Nel giardino del carrozziere ci è finita perché ereditata dal padre nel 2012 a cui era stata a sua volta, regalata, dal titolare di una ditta che l’aveva recuperata dopo un dragaggio nel porto dorico. Difeso dall’avvocato Roberto Regni il carrozziere è stato assolto  «perché il fatto non costituisce reato». Nei primissimi anni ‘70 il Comune aveva ordinato un dragaggio e aveva incaricato una ditta speccializzata di occuparsene. Dai fondali era riaffiorata l’aquila lasciata per anni su una banchina. Il Comune non la voleva e la ditta che l’aveva tirata su era tornata a prenderla e se l’era tenuta. Adesso è in pinacoteca. Il caso dell’aquila era emerso a seguito di due esposti fatti da un cittadino in procura. Il bene era stato poi sequestrato dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico.

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