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Foto di repertorio

Foto di repertorio

Accoltellamento a Jesi, fratelli accusati di tentato omicidio: chiesta consulenza tecnica

Ma perché avrebbe dovuto uccidere? Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile dorica per la spartizione della piazza dello spaccio

I due fratelli brasiliani di 19 e 21 anni volevano uccidere quando lo scorso 14 novembre, in pieno centro a Jesi, si avventarono contro il 20enne di origini nigeriane, accoltellandolo in seguito ad un regolamento di conti. Ne è convinta la Procura di Ancona che li accusa entrambi di tentato omicidio, anche se le posizioni dei due indagati sono molto diverse. Mentre il 19enne, difeso dall’avvocato Federica Battistoni (foto in basso a sinistra), era stato arrestato perché accusato di essere l’autore materiale dell’accoltellamento, il 21enne, difeso dall’avvocatessa Laura Versace (foto in basso a destra), avrebbe colpito il “rivale” ed è indagato a piede libero. 

Alla ricerca della dinamica dei fatti

L’accusa di tentato omicidio non regge per l’avvocato Battistoni, che aveva chiesto e ottenuto dal Gip la scarcerazione del fratello minore, ora ai domiciliari con il braccialetto elettronico, ma per “lesioni personali”, come scrive il giudice. Tuttavia il pm Irene Bilotta tira dritto e vuole essere sicura che i due fratelli non avessero intenzione di uccidere. Per questo oggi ha conferito al medico legale Mauro Pesaresi l’incarico di redigere una consulenza tecnica per accertare una serie di particolare di questo fatto di sangue. Innanzi tutto capire se le ferite riportate dal nigeriano siano compatibili con il coltello di 11 centimetri sequestrato dagli agenti di polizia quella sera lungo viale Cavallotti e poi verificare come sia stata usata quella lama e quanta distanza intercorre tra le ferite inferte ed eventuali organi vitali. Sono domande fondamentali per la pubblica accusa per capire se effettivamente il 19enne brasiliano avesse colpito per uccidere. 

«Ho usato il coltello per difendermi»

Ma perché avrebbe dovuto uccidere? Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile dorica per la spartizione della piazza dello spaccio. I due si sarebbero già affrontati. Prima dell’aggressione avvenuta intorno alle 18 infatti il nigeriano avrebbe picchiato i due fratelli. Poi i due lo avrebbero rincontrato e lì sarebbe stato il nigeriano ad aggredirli con un collo di bottiglia rotto. Per lo meno questa è stata la versione raccontata dal 19enne, che ha raccontato al Gip di non aver assolutamente avuto mai intenzione di fare del male al nigeriano e di essersi soltanto difeso con il coltello che aveva con sé. 

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