La scuola va in "trincea", il messaggio choc del dirigente scolastico agli studenti

Fa discutere la lettere inviata agli studenti dal dirigente scolastico delle Marche Marco Ugo Filisetti, per la celebrazione del 4 novembre. Critiche da Anpi e genitori

Marco Ugo Filisetti (foto Facebook: Docenti per la Scuola Statale Pubblica)

MARCHE - «Per questo quello che siamo e saremo lo dobbiamo anche a Loro e per questo ricordando i loro nomi sentiamo rispondere, come nelle trincee della Grande Guerra all'appello serale del comandante: Presente!». Finisce così il messaggio che il direttore generale dell'Ufficio scolastico delle Marche ha inviato a tutti gli studenti marchigiani. Frasi con tono solenne, quasi nostalgico verrebbe da dire, con le quali Marco Ugo Filisetti ha celebrato il 4 novembre, in occasione della Giornata dell'Unità nazionale e delle forze armate. 

«Una gioventù lontana dai prudenti, dai pavidi - prosegue il messaggio di Filisetti - coloro che scendono in strada a cose fatte per dire: "Io c'ero". Giovani che vollero essere altro, non con le declamazioni, ma con le opere, con l'esempio consapevoli che "Un uomo è vero uomo se e' martire delle sue idee. Non solo le confessa e le professa, ma le attesta, le prova e le realizza"».

Un modo a dir poco "bizzarro" di celebrare la storia che ha subito sollevato enormi polemiche. A commentare il suo messaggio l'Anpi che ha definito "discutibile" la comunicazione di Filisetti. Oltre all'Associazione dei Partigiani d'Italia anche il consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo (Pd) ha criticato quanto scritto nella lettera agli studenti: «Parole incommentabili. Negl ultimi 5 anni il consiglio regionale ha celebrato per gli studenti di tutte le scuole delle Marche la 'Giornata della Pace', declinata in accoglienza, solidarietà, legalità, volontariato, sostenibilità. Si esalta la pace e l'impegno civile, sociale dei giovani per comunità. Non si esalta la guerra». Pensiero che vede d'accordo anche il Garante dei Diritti Andrea Nobili: «Ai nostri studenti andrebbe raccontato di ragazzi mandati al massacro, nell'indifferenza degli alti comandi. Di soldati come carne da macello. Di giovani vite, spezzate dalla disumanità e dall'arroganza dei generali. A questi ragazzi va il nostro ricordo e la nostra gratitudine. E consiglio la lettura di 'Un anno sull'altopiano' di Emilio Lussu per non dimenticare l'idiozia e la brutalità della guerra».

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