Cronaca

Indesit: "No al piano aziendale", scattano 16 ore di sciopero fino a fine mese

Lo ha deciso il coordinamento sindacale riunito a Roma. I lavoratori hanno dunque deciso che si faranno sentire con 16 ore di sciopero da quì fino alla fine di giugno per protestare contro il piano di riassetto

UILM UIL ANCONA. Sedici ore di sciopero da qui a fine mese, gestite su base territoriale in tutti gli stabilimenti Indesit in Italia. E' quanto ha deciso il coordinamento sindacale nazionale del gruppo, riunito a Roma, che ha ribadito il 'no' al piano da 1.425 esuberi annunciato dall'azienda. "Il coordinamento - ha detto Vincenzo Gentilucci, della Uilm Uil di Ancona - rigetta con forza il piano Indesit, che non fa intravedere un futuro per gli stabilimenti italiani del gruppo, e conferma lo stato di agitazione". Secondo Gentilucci, gli ammortizzatori sociali "conservativi" ipotizzati dal gruppo elettrodomestico, "possono essere presi in considerazione solo se si intravede la possibilità di riassorbimento dei lavoratori al termine del processo di riorganizzazione dell'azienda: questa prospettiva, ad oggi, non si intravede". La vertenza Indesit, conclude, "é la vertenza delle vertenze nel settore elettrodomestico in Italia", e deve trovare "attenzione da parte del Governo".

16 ORE DI SCIOPERO. Il 4 giugno la Direzione della Indesit spa ha comunicato a Fim, Fiom, Uilm nazionali e ai rappresentanti dei lavoratori di voler adottare un piano industriale che riorganizzerebbe profondamente le attività produttive del Gruppo, potenziando ed estendendo quelle realizzate in Paesi 'low cost' - Polonia e Turchia - e riducendo in modo consistente quelle italiane, con la chiusura di due impianti produttivi, uno in provincia di Caserta e uno nell'area fabrianese, in provincia di Ancona. Fim, Fiom e Uilm ritengono tale piano insostenibile sia dal punto di vista industriale sia dal punto di vista sociale". Così il documento unitario del Coordinamento Indesit Fim, Fiom e Uilm e di Fim, Fiom e Uilm nazionali, che oggi ha deciso 16 ore di sciopero nei siti Indesit da svolgersi entro giugno. Il piano della multinazionale del bianco, prosegue il documento dei sindacati, non può essere accettato perché "ridimensiona l'industria manifatturiera nazionale; produce rilevanti ed immediati effetti negativi anche sui distretti industriali cresciuti intorno ad Indesit; penalizza un indotto che rappresenta una vera eccellenza del tessuto industriale italiano; comprime ulteriormente gli occupati in un momento già tanto difficile per il nostro Paese". Indesit, ricordano Fim, Fiom e Uilm, "ha, nel corso degli ultimi anni, chiuso gli impianti produttivi di Refrontolo (Treviso) Brembate (Bergamo) e None (Torino) dove lavoravano complessivamente oltre mille persone. Il fatto che questo sia avvenuto con accordi sindacali che hanno puntato all'adozione di politiche attive del lavoro per tutelare lavoratori e territori interessati, non rende meno evidente e grave né il progressivo disimpegno industriale in Italia né il fatto che oltre 300 lavoratori siano a tutt'oggi privi di occupazione". Fim, Fiom e Uilm nazionali "ritengono che la fase economica, le caratteristiche dei territori sui quali la presenza di Indesit è rimasta, il rischio di desertificazione industriale progressiva, non consentano né di condividere né di accettare l'ipotesi di delocalizzazione produttiva e di ridimensionamento industriale e occupazionale avanzata da Indesit". Per queste ragioni "hanno sostenuto ogni iniziativa di lotta fino ad oggi promossa dalle organizzazioni locali e dalle Rsu degli stabilimenti italiani del gruppo per contrastare il piano e sosterranno il proseguimento della mobilitazione locale e nazionale dei lavoratori, con l'obiettivo di convincere il Gruppo Indesit e la famiglia Merloni a rivedere i propri progetti, a ritrovare nel proprio essere una grande azienda italiana, che all'Italia deve le sue origini e il suo successo, le ragioni per modificare le proprie scelte industriali, continuando ad investire nel nostro paese, per il futuro dell'industria italiana e per un lavoro stabile, qualificato e radicato nel territorio". "La realizzazione dell'obiettivo di un nuovo piano industriale della Indesit, a partire dal piano Italia condiviso in sede ministeriale il 7 dicembre 2010, in grado di garantire un adeguato livello di investimenti in nuovi prodotti e nei processi produttivi e il mantenimento delle produzioni e dei livelli occupazionali, rappresenta oggi la priorità per i lavoratori, per i territori interessati e per la salvaguardia del settore elettrodomestico in Italia. Cosi come è prioritaria la salvaguardia del reddito di quei lavoratori - di Refrontolo, Brembate e None - per i quali, ad oggi, con lo strumento delle politiche attive, non ha realizzato un risultato in termini di rioccupazione". Fim Fiom Uilm nazionali, le strutture di Fim Fiom Uilm territoriali interessate e il coordinamento Rsu degli stabilimenti Indesit "decidono di continuare lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti e proclamano ulteriori 16 ore di sciopero da svolgersi nel mese di giugno con modalità articolate in tutte le realtà e con manifestazioni territoriali nelle Marche e in Campania, a sostegno del confronto con la direzione aziendale di Indesit che Fim Fiom e Uilm chiederanno di avviare tempestivamente". Le iniziative territoriali dei prossimi giorni "avranno l' obiettivo di modificare i programmi aziendali coinvolgendo attivamente i sindaci, le istituzioni provinciali e i governatori delle regioni Marche e Campania affinché sostengano la vertenza sindacale finalizzata a mantenere le attività produttive e difendere il lavoro. Fim, Fiom, Uilm nazionali si attiveranno inoltre da subito nei confronti del ministro dello Sviluppo economico per chiedere l'interessamento del Governo sulla vertenza in Indesit e azioni concrete con scelte di politica industriale riguardo al settore per salvaguardia delle produzioni e dell'occupazione". "Inoltre le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm, in tempi brevi, definiranno le iniziative necessarie e utili a tutto il settore elettrodomestico per preparare una iniziativa nazionale a tutela del settore nei confronti del Governo".

La famiglia Merloni deve assumersi le proprie responsabilità industriali e sociali e non pensare solo alla finanza". Così la segretaria nazionale della Fim Cisl Anna Trovò sul piano di riorganizzazione annunciato dalla Indesit e respinto oggi dal Coordinamento sindacale nazionale del Gruppo Indesit. "L'insostenibilità sociale e industriale del piano proposto dall'azienda - afferma Trovò - chiama in primo luogo in causa la responsabilità della famiglia Merloni, che ha saputo rilanciare dopo la crisi degli anni Ottanta, il marchio e la qualità delle produzioni Indesit. Oggi i Merloni non possono liquidare in questo modo una delle aziende che hanno fatto la storia dell'elettrodomestico e del Made in Italy, ridimensionando le produzioni italiane e tagliando posti di lavoro". Per Trovò, la soluzione "deve essere ricercata in primo luogo salvaguardando il lavoro e le competenze presenti nei siti italiani della Indesit, attraverso un piano di rilancio che punti a far riguadagnare all'azienda un ruolo di primo piano nell'industria dell'elettrodomestico di qualità di cui il nostro paese è stato leader nel mondo". Insieme alle altre organizzazioni sindacali, le Rsu, i lavoratori e i territori, la Fim, annuncia, continuerà "a tenere alto il livello di mobilitazione fino a quanto la famiglia Merloni e di conseguenza il Gruppo Indesit non faranno un passo indietro rispetto al piano proposto in maniera unilaterale lo scorso 4 giugno". "La partita dell'elettrodomestico ha assunto i connotati dell'emergenza nazionale per importanza industriale e tenuta sociale, bisogna che Governo e le istituzioni ne prendano atto e si impegnino seriamente per dare risposte concrete alle emergenze di un settore che sono in gran parte le esigenze di molta dell'industria italiana".

Fonte (Ansa)

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