IMU e TASI, scade la seconda rata: lunedì nero per i contribuenti anconetani

Scade il termine per la rata IMU e TASI. I numeri in città, Confartigianato contro il "caro fisco"

Giorno di scadenza per la seconda rata di IMU e TASI. Solo ad Ancona saranno versati complessivamente circa 26 milioni di euro. Nel 2018 gli anconetani hanno pagato per imposte e tasse 66,6 milioni pari a 628 euro a testa, neonati compresi (a dicembre 2018 i residenti erano 101.042). Per Imu 25,5 milioni; Tari 16,4 milioni; Tosap/Cosap permanente 1milione; Tosap/Cosap temporanea (412mila); Tasi (101mila); imposta sulla pubblicità 1,2 milioni; imposta di soggiorno (369mila); fitti, canoni e riscatti (compreso recupero) 1,3 milioni. I dati sono resi noti da Gilberto Gasparoni (Confartigianato Imprese Ancona-Pesaro-Urbino) tramite una nota stampa. 

La seconda casa 

Il costo medio complessivo dell'Imu/Tasi su una seconda casa, ubicata in un capoluogo di provincia sarà di circa 1.000 euro (500 euro da versare con la rata di dicembre) con punte di oltre 2 000€ nelle grandi città. Chi invece possiede una seconda pertinenza dell'abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie) verserà l'Imu/Tasi con l'aliquota delle seconde case, con un costo medio annuo di 56€ (28€ a saldo), con punte di 110€ annui.

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I“no” di Confartigianato

«Di anno in anno, nonostante gli annunci cresce la tassazione, ed in particolare cresce nelle piccole imprese e per questo Confartigianato si è dichiarata contraria alla revisione 2019 degli Indici Sintetici di Affidabilità – spiega Gasparoni- in questi giorni, nel corso della riunione della Commissione degli esperti per gli ISA, i rappresentanti della Confartigianato, insieme con Rete Imprese Italia, hanno deciso di non esprimere parere sulla effettiva capacità degli ISA in evoluzione nel 2019 di rappresentare in modo idoneo la realtà economica di riferimento. Una scelta motivata con un documento consegnato alla Commissione e nel quale si esprimono una serie di sollecitazioni. A cominciare dalla necessità di intervenire sul meccanismo applicativo del coefficiente individuale, perché il coefficiente positivo nelle annualità pregresse (gli Isa prendono in considerazione otto anni) penalizza, con la richiesta di adeguamenti eccessivi, i soggetti maggiormente performanti, qualora si trovassero ad avere risultati meno brillanti a causa, per esempio, della perdita di un cliente importante o della rottura di un macchinario. Sono due, in sostanza, le richieste avanzate da Confartigianato e dal mondo produttivo e professionale: riconoscere il sistema premiale a chi ne ha diritto e sterilizzare il risultato 2018, così da evitare la filosofia del "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato". Le richieste di Confartigianato hanno l’obiettivo di migliorare il rapporto tra fisco e contribuenti e salvaguardare il dialogo istituzionale tra l’amministrazione finanziaria e le organizzazioni di rappresentanza delle imprese, all’insegna della compliance, nelle fasi di costruzione ed evoluzione dei nuovi indici e per giungere all’applicazione di ISA, al periodo d’imposta 2019, più rispondenti alle realtà economiche che devono rappresentare». 
 

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