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Violenze, cosa spinge l’aggressore a scegliere l’acido come arma?

Fino a pochi anni fa le aggressioni con l’acido erano un fenomeno totalmente sconosciuto in Italia, erano episodi lontani che riguardavano donne sfortunate dell'Asia e di alcune comunità del Medio Oriente. Ora questi eventi sono alla ribalta della cronaca quotidianamente anche in Europa.

L’aggressione con l’uso di acido  (Vitriolage) è un gesto criminale divenuto trasversale ad ogni etnia, genere e ceto sociale. Coloro che compiono questi reati architettano vere e proprie spedizioni punitive premeditate, gettando una sostanza corrosiva sul viso, sul corpo della vittima designata con l'intento di sfigurarla, mutilarla, torturarla e umiliarla o ucciderla.

Cosa spinge l’aggressore a scegliere l’acido come arma? L’intenzione di sfigurare, cancellare il viso di una persona si traduce nella volontà di annientare l’identità, distruggere l’anima e il fisico, compromettendone per sempre la qualità della sua esistenza. Gli aggressori (spesso ex partner) vedono l’acido come uno strumento per “eliminare” tutto ciò che era e distingueva una persona dalle altre. Quella “stessa” persona, bersaglio di sentimenti ossessivi e distruttivi, dopo l’aggressione, non sarà più di nessun’altro, non esisterà più.

L’acido, per il suo potenziale altamente dannoso, andrebbe considerato alla stregua di un’arma bianca o da fuoco, perché se in quei pochi secondi la lama taglia e il proiettile esplode, l’acido corrode, consuma e rimane indelebile sulla pelle e sulle ossa.

Gli aggressori agiscono consapevoli che non solo provocheranno sfregi permanenti, ma condannano le loro vittime a non riuscire ad avere più una “normale” vita sociale, a portare avanti relazioni, ad essere persone autonome.

L’uso dell’acido come arma provoca raramente la morte della vittima, ma ha effetti gravissimi (cecità, la sordità, ampie cicatrici) spesso permanenti, infatti la vittima si dovrà sottoporre a operazioni chirurgiche anche solo per tornare a parlare, sentire e avere di nuovo un volto, un volto però che non apparirà mai più come il suo, perché cancellato e modificato per sempre da cicatrici devastanti.

Anche gli effetti psicologici sono pesantissimi, studi hanno dimostrato che le vittime di attacco con acido riportano alti livelli di ansia e depressione, uno stress cronico alla preoccupazione e alla sofferenza, anche per i lunghi trattamenti medici. Le vittime riferiscono un drastico abbassamento del proprio livello d'autostima e di coscienza di sé. Oltre ad effetti immediati fisico-psicologici, esistono anche varie implicazioni sociali per i sopravvissuti ad un'aggressione con acido, di solito le vittime rimangono disabili per tutto il resto della loro vita, dipendendo così totalmente da altri anche per le più semplici attività quotidiane.

Una violenza, questa, difficile anche da prevenire, poiché procurarsi l’acido è semplicissimo, basta recarsi da un ferramenta e acquistarne una bottiglia, senza che nessuno ne chieda il motivo o avanzi sospetti. A tal proposito, sarebbe opportuna una più rigorosa normativa nella libera vendita di queste sostanze, al fine di combattere questo fenomeno sociale dilagante.

Dr.ssa Eleonora Strappato: Psicologa del lavoro e delle organizzazioni; Psicoterapeuta cognitivo-costruttivista in formazione; collaboratrice di IPSE Ancona

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L'istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona, che fornisce aiuto alla singola persona, alle comunità, alle aziende e agli enti locali, animerà questa rubrica per fornire ai lettori delle chiavi di lettura agli accadimenti dell'attualità e alle questioni importanti della vita

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