Psicologia della notizia

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Schiacciati dalla sofferenza, vincere la depressione si può

L'esperto dell'Istituto psicologia di Ancona affronta un tema delicato come quello della depressione patologica, da cui è possibile uscire focalizzando l'attenzione non tanto sul problema quanto a come lo si guarda

Credit Infophoto

Si sente spesso parlare di depressione e di chi addirittura in situazioni estreme si toglie la vita, schiacciato da una pesante sofferenza. Una domanda che molte volte ci facciamo è: ma quanto bisogna star male per arrivare ad un gesto del genere? Possiamo parlare di disturbo depressivo maggiore quando, per almeno due settimane la persona presenta umore depresso e/o perdita di interesse o piacere nei confronti delle attività che svolgeva precedentemente. A ciò si associa spesso un’alterazione dell’appetito e del sonno, un senso di stanchezza e di mancanza di energie, difficoltà nella concentrazione, rallentamento o agitazione a livello motorio. Altri due aspetti centrali riguardano la tendenza della persona ad assumere un atteggiamento di svalutazione e di colpa nei propri confronti e la possibile presenza di pensieri ricorrenti di morte fino ad arrivare all’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio (DSM-V). Nella mente del depresso infatti, i pensieri negativi riguardano la visione che ha di se stesso (un fallito, inutile e inadeguato); la visione del mondo (i problemi vengono visti come irrisolvibili e le altre persone come ingiuste nei suoi confronti); e la visione del futuro (si crede che la situazione non potrà migliorare e che si andrà incontro ad ulteriori fallimenti). Nei casi estremi la persona afferma che i suoi problemi non sono assolutamente risolvibili, non riesce in alcun modo ad immaginare soluzioni alternative per cui l’unica via d’uscita dalla disperazione diventa il suicidio. Da questa schiacciante malattia però si può guarire, lo si può fare per prima cosa chiedendo aiuto, evitando di isolarsi e di rimanere sempre più chiusi in se stessi. Tra i primi passi da affrontare risulta indispensabile spezzare il circolo vizioso che spesso si crea quando la persona si sente stanca e per questo motivo passa la maggior parte del tempo a letto, non avendo voglia di fare nulla. Questo comportamento non fa altro che incrementare ancora di più il senso di stanchezza e la mancata attività conferma la valutazione della propria incapacità. È importante dunque, iniziare a reagire ripartendo dalle piccole cose, ad esempio programmando una serie di attività piacevoli da intraprendere, in modo graduale. In questo modo la persona potrà guardare avanti riconquistando, piano piano il controllo della propria vita, riscoprendo la possibilità di provare di nuovo emozioni più positive. Altrettanto utile è poter annotare in un diario i propri pensieri correlati alle emozioni vissute, per poter poi andare alla ricerca di pensieri positivi alternativi. Anche se è un percorso duro e difficile, la depressione si può vincere davvero, impegnandosi a mettere in atto un modo di pensare più funzionale ai nostri obiettivi e ricordando soprattutto, che molte volte, in questi casi, non è la situazione di per sé ad essere negativa, ma la valutazione che noi facciamo di essa.

Dott.ssa Serena Rabini: Psicologa clinica, Psicoterapeuta in formazione Cognitivo-Comportamentale, docente di psicologia alla Poliarte Ancona, Psicologa IPSE Ancona  Mail: ipse@poliarte.org    Sito: www.ipseancona.it

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L'istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona, che fornisce aiuto alla singola persona, alle comunità, alle aziende e agli enti locali, animerà questa rubrica per fornire ai lettori delle chiavi di lettura agli accadimenti dell'attualità e alle questioni importanti della vita

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