Psicologia della notizia

Psicologia della notizia

Il traffico, la sua influenza nella nostra vita privata e professionale

Il guidatore prova sentimenti ed emozioni a tutti noi familiari, spesso sgradevoli e che possono influenzare tutta la giornata o concluderla nel peggiore dei modi. L'analisi degli psicologi anconetani

In “Johnny Stecchino”,  film realizzato alla fine del secolo scorso, il protagonista interpretato da Roberto Benigni ascoltava silente parlare un uomo il quale, descrivendo le piaghe che affliggevano la città nella quale viveva, ne annoverava una che più di tutti creava disagio e malessere: il traffico.

Se pur affrontato in modo ironico nel film, la situazione presentata non è molto differente da quella reale. Molte persone, nella propria vita, privata o professionale che sia, passano minuti, ore nel traffico, nelle strade affollate dell’ora di punta, nei viali principali delle città, o nelle autostrade e superstrade.  Sedute nel proprio abitacolo, muovendosi di pochi metri in un lasso di tempo che sembra infinito, o addirittura non riuscendo affatto a spostarsi verso la propria meta. Il guidatore prova sentimenti ed emozioni a tutti noi familiari, spesso sgradevoli e che possono influenzare tutta la giornata o concluderla nel peggiore dei modi. Il traffico bloccato, immobile, crea come prima reazione la frustrazione ad una situazione percepita come costrittiva e sgradita, legata ad una necessità dinamica. Al tempo stesso si vive l’esperienza dell’impossibilità di poter raggiungere il nostro obiettivo nei tempi prefissati e di modificare una situazione percepita come soffocante. L’abitacolo sembra colmarsi di negatività e pessimismo per un ritardo che si palesa come certo, e come cassa di risonanza, amplia quelle che sono le nostre percezioni, i nostri pensieri, e la frustrazione diviene rabbia.

Rabbia per il ritardo che sicuramente si farà a lavoro, a scuola o all’appuntamento che ci aspetta, rabbia per l’auto che cerca di sorpassare e infilarsi in un pertugio quasi inesistente, rabbia per chi è davanti a noi e non si muove di un millimetro, rabbia per il semaforo che ci nega la possibilità di recuperare il tempo perso, diventando giallo o rosso nel momento in cui tocca a noi passare, e rabbia per altre mille motivazioni, tutte altrettanto valide in quegli attimi infiniti, sospesi. Il tutto mixato con l’ansia da ritardo, da dover iniziare la giornata di corsa, recuperando ciò che si è perso stando fermi.

E tale rabbia, tale cattiveria innaturale si tramuta da pensiero in azioni: la mano pigia il clacson una, due, tre volte, la protezione data dalla nostra auto, dal nostro guscio meccanico, la distanza percepita dagli altri e la percezione di impenetrabilità,  fa si che si pensino e urlino sproloqui verso gli altri che ci circondano con le loro auto.

E il gesto poi torna pensiero, e si realizza un altro grande rammarico che dipende dal traffico: la percezione di perdere tempo. Il nostro tempo, forse una delle risorse più importanti a nostra disposizione, si ha la sensazione di gettarlo e di renderlo inutile, non vissuto e depotenziato, aumentando il senso di sconforto e disapprovazione verso la propria statica situazione.

Il traffico, insomma, altera quelle che sono sensazioni quali quiete, tranquillità, rispetto sociale per l’altro, lucidità di pensiero e di azioni, il quale purtroppo, può anche aumentare il rischio di incidenti e disattenzioni alla guida.

Nel nostro vivere quotidiano, si potrebbero realizzare degli accorgimenti per levigare, diminuire l’impatto negativo del traffico su noi stessi: si può ascoltare una musica che rilassi, del nostro cantante o gruppo preferito, o un programma radiofonico coinvolgente, che abbia lo scopo di convogliare almeno in parte la nostra attenzione (solo quando siamo in fila o fermi) ad altri contenuti, i quali  facciano elaborare pensieri costruttivi e creativi. Altre soluzioni possono esser realizzate tramite il  “car sharing”, condividendo il viaggio, parole, emozioni e risate con altri al fine di distogliere l’attenzione da quei momenti di fissità oppure, dove possibile, ridurre le auto che intasano le arterie urbane ed extraurbane, utilizzando  mezzi pubblici o mezzi alternativi, come ad esempio la bicicletta. Tematiche come i comportamenti degli utilizzatore dei mezzi di trasporto, rischi della salute legati alla mobilità, mobilità sostenibile, incidenti e cause e altri argomenti collegati, vengono approfondite dalla Psicologia del traffico.

Dott. ANDREA MONTESI – Psicologo del Lavoro, Referente IPSE  Ancona

Contatta gli psicologi dell’IPSE Ancona! Scrivi a: ipse@poliarte.org

Psicologia della notizia

L'istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona, che fornisce aiuto alla singola persona, alle comunità, alle aziende e agli enti locali, animerà questa rubrica per fornire ai lettori delle chiavi di lettura agli accadimenti dell'attualità e alle questioni importanti della vita

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
AnconaToday è in caricamento