Giovedì, 23 Settembre 2021
Psicologia della notizia

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Psicologia della notizia

A cura di Istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona

Smartphone e tablet, come viene alterata la comunicazione in famiglia

Nell'epoca della famiglia tecnologicamente moderna, la comunicazione intra-famigliare subisce un depotenziamento in termini qualitativi e quantitativi

Il tempo del focolare che unisce, il fuoco che riscalda da inverni rigidi e lunghi, in campagna o in montagna (un po’ meno in città), che unisce le famiglie in un sospiro comune, è terminato. La televisione ci informa: i telegiornali ci aggiornano sui cambiamenti politici/economici/sociali, ci declarano i fatti di cronaca nera che vengono poi stemperati con quelli di cronaca rosa, il calcio ci accompagna verso standard atletici ed estetici che vengono poi completati dalla visione delle loro fidanzate-modelle. La scienza diventa carica di contenuti condivisi e comprensibili, possiamo diventare cuochi provetti o immedesimarci in viaggi lungo tutto l’oriente, sempre e comunque cucinando o cantando, davanti ad una giuria che valuta il nostro operato. E qual è l’accusa più grande mossa alla televisione, specialmente negli ultimi 20 anni? Di abbassare il livello culturale? Di inserire continuamente messaggi pubblicitari, ben più duraturi dei programmi stessi? No, il “j’accuse” fatto dalla maggioranza delle persone è che la televisione “divide le famiglie, e non le fa parlare tra di loro”. Ci si riunisce, specialmente all’ora di pranzo e di cena, e la maggior parte delle relazioni tra i membri di una stessa famiglia sono limitate, mediate dalla presenza incombente della tv. Ma ciò è ancora vero? Si, ma possiamo fare un passo in più nella nostra riflessione.

Ho trovato, navigando on line, una bellissima vignetta di una famiglia formata da papà, mamma, figlia adolescente e ragazzo nell’età della pre adolescenza, riunita intorno ad una tavola imbandita. Il ragazzo, vedendo le posate ben distribuite sulla tavola, vicine al piatto, nell’esatta posizione del galateo,  mentre la mamma sta poggiando una prelibatezza in tavola, chiede: “Mamma, lo smartphone va a destra o a sinistra del piatto?”. Realtà.  L’ironia della vignetta non termina con la domanda, ma si vede che tutti i componenti della famiglia, stanno voracemente deliziando i propri cyberpalati guardando i propri smartphone, ignorando gli altri membri della famiglia, e il pasto stesso.

La vignetta introduce perfettamente la riflessione sull’influenza degli smartphone (o tablet) che premettono ad ognuno di noi la costante connessione con il mondo esterno. La possibilità di connessione, modifica quello che da sempre è stato il primo gruppo di riferimento di ogni persona, la famiglia, nel quale si apprendono norme e valori condivisi, si sviluppano le tecniche di comunicazione e in cui ognuno ha un ruolo ben definito, e che con il passare del tempo si modifica, in relazione alla crescita dei figli e all’invecchiamento dei genitori. Nell’epoca della famiglia tecnologicamente moderna, la comunicazione intra-famigliare subisce un depotenziamento in termini qualitativi (qualità degli argomenti affrontati, capacità di costruzione di regole condivise, capacità di conoscenza approfondita reciproca) e anche in termini quantitativi (minor tempo passato a parlare o comunque speso insieme, una “presenza non presente”), mediata e distratta da un’attenzione che spesso latita ed è fragile, interrotta dallo squillo (o vibrazione) di un messaggio arrivato, di un aggiornamento di un evento al quale si era interessati,  come fosse un pacco da aprire e che l’attesa per lo svelamento sia quasi impossibile da gestire.

Ma non è solo la connessione, a livello di interazione con altri, che limita le relazioni familiari, ma anche la presenza dei giochi presenti nei tablet o smartphone, o la possibilità per i genitori di essere costantemente connessi al lavoro e disponibili, per esempio, a inviare un’email. E tutto ciò fa sì che il momento della famiglia non sia più separato dalla quotidiana vita lavorativa. Perciò è fondamentale sottolineare l’importanza che i genitori hanno (o dovrebbero avere) nel guidare comportamenti sani nella relazione con la tecnologia, divenendo loro i primi esempi di resistenza intelligente alla “tecno-dipendenza” e alla possibilità di essere sempre connessi. E’ chiaro, non sarà solamente questo a distaccare i ragazzi da una presenza connettiva costante, ma sicuramente, avere un buon esempio di “indipendenza dalla tecnologia”, aiuta i ragazzi ad elaborare, ad immaginare la possibilità di avere del tempo per i rapporti extra familiari, e del tempo per quelli prettamente familiari.

Da tutto ciò risulta chiaro che le relazioni familiari sono modificate, e che sarebbe infantile pensare di bloccare totalmente l’introduzione della tecnologia nella vita famigliare, ma è altrettanto vero che non c’è solo negatività nel cambiamento: grazie alla connessione tecnologica, i rapporti genitori – figli, ma anche tra la coppia genitoriale, ha assunto forme diverse, prima impensabili. Si creano gruppi familiari (a volte allargati anche con l’introduzione di cugini e zii) nei social maggiormente conosciuti, nel quale si scambiano racconti su episodi di vita, ironie, difficoltà, esperienze, foto, viaggi, commenti, opinioni ed idee, e che questo territorio si tramuta in un nuovo contesto famigliare, in cui la distanza fisica non diviene un limite, ma un’opportunità di unione e che l’avanzamento tecnologico non crea lontananze, ma fa nascere nuove tipologie relazionali, all’interno dello stesso nucleo famigliare.

Perciò, sarebbe auspicabile, un’educazione riguardo l’utilizzo intelligente della tecnologia della comunicazione, sulle sue potenzialità, sulle modalità e tempistiche di utilizzo. Ma tale educazione dovrebbe essere un insegnamento non solo dall’alto verso il basso, ovvero dai genitori che determinano quando e come utilizzare smartphone e tablet ai figli, ma anche orizzontale, in cui tutti i membri della famiglia sviluppano conoscenze e regole in merito all’utilità di tali strumenti, ed insieme decidono come e quando utilizzarli, anche con lo scopo di un bene comune, ovvero vivere pienamente il proprio tempo con i membri della propria famiglia.

DOTT. ANDREA MONTESI  - PSICOLOGO DEL LAVORO E DELLE ORGANIZZAZIONI, REFERENTE IPSE ANCONA, DOCENTE DI ERGONOMIA E ANTROPOMETRIA ALLA POLIARTE DI ANCONA,  CO-FONDATORE CTM FORLI’, COLLABORATORE IAL MARCHE SRL E STUDIO S.A.I.P.S.

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