Sabato, 25 Settembre 2021
Psicologia della notizia

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Psicologia della notizia

A cura di Istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona

La morte di un figlio, elaborazione di un lutto difficilissimo

È importante ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata dalla personalità e dalle circostanze che hanno portato alla morte

Ogni uomo nel corso della vita vive la morte di una persona cara. Alcuni eventi di morte sono prevedibili, come ad esempio la morte di un nonno, altri assolutamente no come la morte di un figlio. La morte di un figlio è un evento innaturale. Nessuna famiglia può prepararsi a questo lutto. Nessun genitore, nonno concepisce, immagina di sopravvivere a un figlio, nipote. Tendenzialmente l’essere umano ha la capacità di accettare e superare la morte di una persona cara. L’elaborazione del lutto avviene attraverso la sperimentazione di cinque fasi (Teoria di Kübler Ross 1990; 2002):

 Fase 1: NEGAZIONE Questa prima fase segue immediatamente la scomparsa della persona cara, ancora il familiare non è in grado di elaborarne la perdita. I familiari parlano di chi se n'è andato, ne cercano la presenza. Si sperimentano: shock, confusione e stordimento. La realtà appare così intollerabile da dover essere rifiutata, la perdita viene negata come meccanismo di difesa. L'esclamazione che accomuna chi si trova in fase di negazione è: "Non può essere successo" o : "Non può essere vero".

 Fase 2: RABBIA dopo la negazione si provano emozioni forti: rabbia e paura, poiché la persona abbandonata non ha più modo di negare la realtà della perdita. La rabbia può essere espressa contro sé e contro gli altri, contro la persona scomparsa (colpevole di essersene andata) o contro un'entità superiore, per esempio Dio o il destino. Riflessioni tipiche sono: “Perché proprio a me?”, “Non è giusto”, “Cos’ho fatto di male per meritarmi questo?”.

 Fase 3: CONTRATTAZIONE O PATTEGGIAMENTO la persona inizia a prendere atto dell’irreversibilità della perdita e a ipotizzare, pur nell’alternanza di momenti di sconforto e speranza, modi e strategie per riprendere il controllo della propria vita, valutando quali siano le risorse su cui poter contare e i nuovi progetti su cui investire le proprie capacità di resilienza. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile. Pensieri ricorrenti sono: “Superare questo momento mi renderà più forte”, “Se ne esco, giuro che non farò più gli stessi errori”.

 Fase 4: DEPRESSIONE Le persone abbandonano ogni difesa nei confronti della perdita: non la negano, lasciano andare il senso di rabbia nei confronti di chi le ha lasciate e del destino, non cercano più di patteggiare. In questa fase vi è un’autentica presa di coscienza della perdita. La persona consapevole di ciò che non può più condividere con il defunto, vive uno stato di vera e propria depressione (“La mia vita è un inferno”, “Non c’è via d’uscita”). Sintomi tipici del momento sono mal di testa, aumento o perdita del peso corporeo, incapacità di concentrarsi, irritabilità, insonnia o eccessiva sonnolenza, rabbia, frustrazione, tristezza persistente e volontà di isolarsi.

 Fase 5: ACCETTAZIONE In questo momento si conclude il processo di elaborazione del lutto, la persona comincia poco alla volta a riprendere in mano la propria vita. Lo fa considerando il dolore della perdita per quello che è, senza cercare di negarlo o di evitarlo, ma senza perdere mai troppo di vista il fatto che è viva e che può ancora gioire di tante cose. Ciò non significa cancellare i ricordi della persona scomparsa e della vita fatta insieme. Al contrario, chi accetta davvero la perdita conserva i ricordi della persona amata, ritaglia per essi uno "spazio nel proprio cuore", tenendo però gli altri spazi liberi per tutto ciò che da lì in poi verrà. Nonostante possa ancora incorrere in stati emotivi di rabbia e depressione (sebbene in forma decisamente minore rispetto alle fase recedenti) avrà pensieri del tipo: “È andata così”, “È ora di voltare pagina”.

Il lutto però, come quello di un figlio, può essere molto difficile da elaborare e può diventare patologico quando vi è una difficoltà ad accettarne la sua ineluttabilità. Il lutto patologico è quel lutto in cui le fasi diventano cronicamente cicliche perché mal gestite, o in cui si rimane "congelati" per troppo tempo in una delle prime quattro fasi. Questo può capitare quando la persona teme, consapevolmente o meno, che non riuscirà a tollerare le emozioni della fase successiva. Ad esempio alcune persone trascorrono anni nella fase di rabbia perché, per quanto dolorosa, è più affrontabile della tristezza. Allo stesso modo, molti trascorrono anni nella fase di depressione perché avanzare alla fase successiva significherebbe dover prendere in mano la propria vita e questo gli farebbe sperimentare un senso di colpa troppo forte nei confronti di chi non c'è più. I casi di lutto mal elaborato non sono rari, al contrario. Chiunque di noi conosce qualcuno che non si è più ripreso da un lutto rimanendo nella rabbia o nel dolore della depressione. Il lutto “irrisolto” perché non elaborato, è invalidante non solo per la persona che lo vive, ma pesa anche sugli altri componenti della famiglia. Nei casi di lutto irrisolto, è consigliabile rivolgersi ad un professionista. Lo psicologo aiuta la persona nell’esperienza di separazione, la persona viene aiutata a esprimere tutte le emozioni, i pensieri, i sentimenti che prova. Il professionista aiuta il paziente a lasciar andare la persona amata e accompagna porta la persona alla scoperta delle proprie risorse e di nuove motivazioni per continuare a vivere.

È importante ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata dalla personalità e dalle circostanze che hanno portato alla morte. Infatti, è molto diverso accettare una morte naturale per vecchiaia, dal confrontarsi col dolore per la morte improvvisa di un coniuge troppo giovane, di un figlio, o una morte per omicidio o un suicidio. È determinante la rete di relazioni e di aiuto che si ha a disposizione nel contesto familiare, amicale e sociale. Se non esiste una rete di supporto sarà più facile cadere nella trappola della solitudine, della rassegnazione, della depressione che condurranno ad un lutto irrisolto. Dr.ssa Eleonora Strappato: Psicologa del lavoro; Psicoterapeuta cognitivo-costruttivista in formazione; collaboratrice di IPSE Ancona Vuoi contattare gli psicologi di IPSE Ancona? Scrivi a: ipse@poliarte.org - www.ipseancona.it

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