Giovedì, 23 Settembre 2021
Psicologia della notizia

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A cura di Istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona

Hikikomori: la problematica degli adolescenti che rifiutano il mondo e si chiudono in casa

Il fenomeno è nato in Giappone a metà degli anni  ‘80, ma attualmente si sta diffondendo anche in altri paesi

Hikikomori sono adolescenti che rifiutano il contatto col mondo esterno e si ritirano fra le mura domestiche e abbandonando qualunque rapporto sociale per lunghi periodi.
Il fenomeno è nato in Giappone a metà degli anni  ‘80, ma attualmente si sta diffondendo anche in altri paesi. Lo psichiatra giapponese Saito Tamaki, ha coniato il termine “hikikomori” per riferirsi alle persone che hanno scelto una condizione di autoreclusione permanente al fine di ritirarsi dalla vita sociale, un problema sociale dilagante in Giappone che arriva a colpire quasi l’1% della popolazione.

Qual è l’identikit di un giovane Hikikomori?

Sono ragazzi maschi prevalentemente tra i 14-15 anni, che lasciano raramente la propria camera, abitazione. Non vanno a scuola o lavoro, non praticano sport, non partecipano a nessuna attività sociale, nemmeno i pasti con la propria famiglia, arrivando a chiedere che il cibo gli sia lasciato davanti alla porta. Passano il tempo al pc. I contatti sono limitati alla realtà virtuale, attraverso videogiochi e social network. Il loro ritmo giorno-notte è spesso invertito.

Questi ragazzi crescono con alte aspettative, tutti  attendono grandi cose da loro. Si ritrovano con un corpo adulto e devono essere belli, forti, capaci di conquistare una ragazza, ma loro non si sentono all’altezza, temono la competizione, il rifiuto e allora, per vergogna, si chiudono nel loro mondo. Nella società giapponese questo fenomeno assume la forme di una ribellione contro un paese schiacciato dal conformismo e omogeneità, dove non vi è spazio per l’unicità e diversità, in cui i giovani non trovano una loro collocazione.

Dunque quali sono le cause di questo fenomeno? Sono molte, alcune caratteriali: gli hikikomori sono ragazzi brillanti e talentuosi, introversi e sensibili, questo rende loro difficile instaurare relazioni soddisfacenti e durature; alcune familiari: l'assenza emotiva del padre e l'eccessivo attaccamento con la madre sono indicate come possibili cause (tipiche nella cultura giapponese); alcune scolastiche: il contesto scolastico viene vissuto in modo negativo, a volte ci sono dietro episodi di bullismo; e infine altre sociali: i ragazzi hanno spesso una visione negativa della società e soffrono le pressioni di realizzazione sociale e il conformismo. Questi elementi creano difficoltà e demotivazione del ragazzo nel confrontarsi con la vita sociale, fino a un vero e proprio rifiuto.

È possibile inizialmente confondere il ritiro sociale con la dipendenza da internet o con la depressione. La differenza principale con la depressione è il vissuto emotivo, questi ragazzi non si sentono tristi, non piangono, non sono apatici come i depressi, ma provano un senso di vergogna, l’incapacità di reggere il peso dello sguardo, giudizio dei altri. La sindrome che colpisce Hikikomori non è la dipendenza da internet, infatti i ragazzi anche se privati della rete rimangono isolati nella loro micro nicchia occupati con altro: lettura, disegno, film. La rete può rappresentare anche la chiave che permette ai “ritirati” di tornare nel mondo, quello reale, di restare in contatto con i coetanei. È importante per la famiglia accettare il ritiro come una fase transitoria, senza forzare mai i tempi. Il ragazzo non va costretto a uscire se non si sente pronto, perché vivrebbe un forte esperienza di mortificazione. La presa in carico terapeutica di un adolescente che decide di isolarsi è un lavoro complesso e delicato.  Non è il ragazzo che si rivolge allo psicologo. Allo psicoterapeuta spetta la difficile sfida di entrare in contatto con ragazzi che non vogliono nessun contatto.

Dr.ssa Eleonora Strappato: Psicologa del lavoro; Psicoterapeuta cognitivo-costruttivista in formazione; collaboratrice di IPSE Ancona

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