Lunedì, 21 Giugno 2021
Psicologia della notizia

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Psicologia della notizia

A cura di Istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona

Essere dipendenti dal proprio lavoro, manifestazioni e sintomi

Nell'attuale scenario economico-sociale l'impegno e la dedizione al lavoro sono considerate delle qualità fondamentali per il raggiungimento dell'indipendenza e degli obiettivi personali e di carriera. Inoltre, la riuscita nel lavoro è considerato uno strumento fondamentale per integrarsi ed essere riconosciuti ed apprezzati a livello sociale. Ma cosa succede quando si dedicano tutte le proprie energie sul lavoro escludendo alcune parti fondamentali della vita come la famiglia, gli amici e i propri interessi?

È il caso specifico del workaholism o sindrome da dipendenza dal lavoro. Il termine inglese si rifà alla parola “alcoholism” (alcolismo) ed è definita come un disturbo ossessivo-compulsivo che si manifesta attraverso: richieste auto-imposte, un'incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro ed un'eccessiva dedizione nel lavoro fino all'esclusione delle altre principali attività della vita (Robinson, 1998). Risulta fondamentale sottolineare che la necessità di lavorare più intensamente in certi periodi della vita, il provare piacere nello svolgere il proprio lavoro ed ambire al successo lavorativo non sono da considerare da soli dei sintomi premonitori.

Come si riconosce allora un workaholic? Alcuni autori (Scott et al., 1997) hanno identificato dei comportamenti e indicatori tipici. Ad esempio:

* Spendere la maggior parte del proprio tempo (più di 12 ore al giorno, i fine settimana, i periodi di vacanza) in attività legate al lavoro (sviluppare l'idea del “vivere per lavorare”);

* Essere costantemente focalizzati sul lavoro e alla ricerca di soluzioni per risolvere i problemi lavorativi;

* Non assentarsi mai dal lavoro neanche per malattia;

* Lavorare indipendentemente dalle reali richieste organizzative o per necessità di denaro;

* Paura costante e immotivata di poter perdere il lavoro;

* Incubi che hanno come oggetto degli insuccessi lavorativi.

Quali sono invece i fattori che possono determinare lo sviluppo di questa sindrome?

Gli studi hanno rilevato tra i fattori che possono favorire lo sviluppo di questa sindrome l'aver appreso dalla propria famiglia certi comportamenti “ossessivi verso il lavoro” tanto da ritenerli normali e quindi mettere in atto azioni performanti (eccellere nella scuola o nello sport) e investire meno nelle relazioni socio-affettive. Questo può comportare il rischio da parte del bambino di un distaccamento e un non riconoscimento dei propri stati emotivi. Altro fattore cruciale, sopratutto negli ultimi anni, è la persistenza anche nella vita extra lavorativa della tecnologia e l'essere “sempre connessi” tramite smartphone alla propria mail aziendale o con i colleghi. Questa esperienza permette di ridurre l'ansia perchè si ha il controllo costante della situazione ma dal lato opposto della medaglia l'essere sempre controllati e raggiungibili aumenta anche il livello di stress.

Come si può prevenire infine il workaholism?

Innanzitutto è fondamentale accorgersene preventivamente soprattutto all'interno della famiglia che può cogliere degli iniziali campanelli di allarme. Tramite l'aiuto di uno specialista si possono affrontare le tematiche legate alle dinamiche familiari e di coppia che risultano essere significative per uno sviluppo cronico della sindrome. Riconoscere anticipatamente il problema significa saper ridimensionare gli spazi ed il tempo dedicato al lavoro ed indirizzarli verso altre attività che possono risultare altrettanto gratificanti. Il realizzare le proprie passioni aiuta inoltre ad ampliare la propria rete sociale e di conseguenza acquisire ulteriori competenze relazionali, oltre che far maturare la coppia (o la famiglia) dal punto di vista affettivo e del rafforzamento delle relazioni interne.

William Sbacco - Dott. in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni / formatore Poliarte e collaboratore di IPSE Ancona

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