Psicologia della notizia

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Psicologia della notizia

A cura di Istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona

Assalto in autostrada, come reagisce la nostra mente ad un evento violento del genere

L’assalto al portavalori lungo il tratto autostradale tra Ancona Sud e Loreto è stato eseguito in modo cinematografico e con un epilogo fortunatamente non drammatico per le persone coinvolte.

Ma cosa succede nella mente degli individui che subiscono un evento così inaspettato e traumatico allo stesso tempo? Le ricerche in questo ambito (Zuliani e Varalta, 2010) hanno evidenziato come le persone vittime di rapina o di situazioni dove può essere in pericolo la propria vita, possono mostrare una sintomatologia ben precisa. Può presentarsi un diffuso senso di sofferenza anche dopo parecchio tempo dell’evento traumatico. Inoltre, può presentarsi un sovraeccitamento psicosomatico che causa uno stato di allerta permanente, come se il pericolo potesse tornare in qualsiasi momento; nello specifico le persone dichiarano di essere più agitate, di vivere uno stato di maggior tensione e di provare questa sensazione anche in situazioni sicure e familiari. Questa condizione può durare a lungo e mostrarsi, ad esempio, anche sobbalzando quando si sente un rumore improvviso.

Altri sintomi intrusivi che permangono anche una volta che l’evento è terminato sono la perdita del sonno, il rivivere le stesse emozioni di sconforto e le stesse sensazioni anche successivamente e senza nessun collegamento evidente che possa far ricordare l’evento traumatico.

Può capitare che le persone rimuovano dalla memoria certi momenti dell’evento traumatico o possano sviluppare problemi di alessitimia, cioè la difficoltà a mettersi in contatto con le proprie emozioni e a comunicarle.

Lo sviluppare o meno dei sintomi legati all’aver assistito ad un evento traumatico, come quello avvenuto in autostrada alla fine di settembre, dipende anche:

  • dalle caratteristiche dell’evento traumatico (durata e gravità dell’evento)
  • dalle caratteristiche personali (storia personale, personalità, autostima, autoefficacia)
  • dai fattori ambientali (supporto della rete amicale, ricorrere a supporti professionali)

Interessanti sono gli studi che hanno approfondito il tema della crescita dopo il trauma (post-traumatic growth), ossia sulla possibilità di arricchirsi e di trasformare un episodio negativo di vita in una fonte di trasformazione positiva, in uno stimolo al miglioramento, attraverso delle capacità che sembrano svilupparsi in stretta connessione con la riscoperta di una capacità di fronteggiare eventi anche molto critici. La capacità di uscire migliorati da un trauma è più frequente nelle donne e diminuisce con l’aumentare dell’età. La crescita riguarda, nello specifico, la percezione della consapevolezza di sé e delle proprie forze, l’aumentare di intensità i rapporti con le persone care e indirizzasi verso una filosofia di vita che assuma una scala di valori legati all’esistenza umana (Giusti e Montanari, 2000).

Per concludere, chi è vittima di questi eventi traumatici può andare incontro a delle problematiche psicologiche anche di lungo periodo. Anche per questo è necessario affidarsi a specialisti in materia che possano recuperare il senso delle emozioni vissute collegandole all’evento scatenante così da prevenire il procastinarsi di certi sintomi e l’evitare che il disagio, oltre che sull’individuo, si proietti anche sulla famiglia della persona colpita da trauma.

William Sbacco - Dott. in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni / formatore Poliarte e collaboratore di IPSE Ancona“

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