Giovedì, 24 Giugno 2021

Che cosa fare quando muore il nostro animale domestico

Molto spesso si è distrutti dal dolore e non si sa nemmeno cosa fare, come comportarsi: ecco che allora vi spieghiamo cosa bisogna fare dal punto di vista burocratico quando il nostro cane, gatto o animale domestico in generale ci lascia

Oggi parliamo di un argomento molto triste, però inevitabile: come comportarsi in caso di morte del cane o del gatto? Per quanto amiamo i nostri animali da compagnia, siamo consapevoli che la loro vita, purtroppo, dura di meno della nostra e che prima o poi ci troveremo in questa drammatica situazione. Molto spesso  distrutti dal dolore non si sa nemmeno cosa fare, come comportarsi: ecco che allora vi spieghiamo cosa bisogna fare dal punto di vista burocratico quando il nostro cane o gatto ci lascia. 

Il cane ha, secondo la legge, un tatuaggio o un microchip quindi il vostro veterinario dovrà rilasciarvi un certificato di decesso (la maggior parte dei veterinari rilasciano il certificato solo dopo aver personalmente constatato il decesso: non è corretto farlo non vedendo il corpo, perchè potrebbe compromettere anche penalmente il veterinario stesso) che andrà portato dal proprietario al servizio veterinario della vostra Asl entro 2 giorni dalla data del decesso. In questo modo il cane verrà cancellato dalle liste dell’anagrafe canina. Una dicitura particolare nel certificato di decesso indicherà la dichiarazione che il vostro cane non ha morso né persone né animali negli ultimi 10 giorni. Per il gatto non è previsto il certificato di morte in quanto sprovvisto, secondo la legge, del microchip. Questa diciamo che è la parte burocratica.

Adesso dobbiamo decidere cosa farne del corpo. Fino a qualche anno fa era vietato seppellire il proprio cane e il proprio gatto in giardino, ma fortunatamente adesso questa legge è decaduta. Abbiamo diverse opzioni fra cui optare:

  1. Seppellire il cane o il gatto in giardino: se siete proprietari di un terreno, potete farlo liberamente, ma solo se il vostro veterinario vi ha assicurato che non sia morto per una malattia infettiva che possa contaminare eventualmente le falde acquifere. In Italia quasi sempre è così, quindi si tratta di scavare una buca abbastanza profonda affinché altri animali non possano disseppellirlo.
  2. Portarlo dal veterinario: normalmente i veterinari sono in contatto con delle ditte di smaltimento che si occupano della cremazione dei cadaveri. Difficilmente le ditte passano a domicilio dai singoli proprietari, altrimenti dovrebbero fare troppi giri, ma sfruttano gli ambulatori come centri di raccolta. In questo caso, solo se il vostro veterinario acconsente a fungere da deposito temporaneo, potrete lasciare il corpo da lui, previo pagamento di una quota di smaltimento che non è stabilita dal veterinario, ma dalla ditta stessa.
  3. Portarlo in un centro di cremazione singola: stanno nascendo un po’ in tutte le regioni dei centri di cremazione singola, con restituzione delle ceneri in urna. Tuttavia i costi di questa metodica sono alquanto elevati.
  4. Portarlo in un cimitero per animali: nel territorio anconetano c'è quello di Bolignano nelle vicinanze del canile comunale ma  il problema sono i costi. In pratica funzionava così: previa presentazione del certificato di morte redatto dal veterinario, forniscono una tomba con tanto di lapide e orari di visita in cui tenere il proprio animale e rinnovabile annualmente.

Precisiamo subito che la legge italiana stabilisce chiaramente che un cane possa essere soppresso solamente in uno di questi tre casi:  
        - cane inguaribile
        - cane incurabile
        - cane dichiaratamente aggressivo

Il che significa che non si può sopprimere assolutamente un cane o un gatto solo perché non si sa più dove tenerlo, perché magari è diventato anziano e sporca un po’ di più in casa perché con l’arrivo dei figli è diventato troppo impegnativo o via dicendo. Sarà il veterinario, insieme al proprietario, a decidere se il cane ormai è diventato incurabile. Questo non significa sopprimere un cane ai primi segni di malattia: a volte si sente dire per cani cardiopatici o con Leishmania. L' accanimento terapeutico non vuol dire dare al cane dieci compresse al giorno perché cardiopatico, ma così facendo ha una qualità di vita dignitosa. Accanimento vuol dire avere un cane in agonia, che non risponde più ai farmaci e ostinarsi a farlo soffrire e agonizzare per gli ultimi giorni di vita. Se si decide per l’eutanasia del cane perché la sua qualità di vita non è più accettabile, al cane o al gatto verrà praticata prima un’iniezione di anestesia. Una volta che il cane si è addormentato, il veterinario praticherà l’iniezione di farmaco eutanasico o in vena o in via intrapolmonare/intracardiaca. Dopo che il veterinario avrà constatato il decesso (il farmaco blocca come prima cosa il respiro, è praticamente immediato l’effetto, il cuore potrebbe battere ancora per qualche minuto, ma si tratta di fibrillazione), deciderete insieme a lui cosa farne del corpicino, esattamente con le stesse modalità di cui vi abbiamo parlato prima per la sua morte. Durante tutta questa procedura, sarà il proprietario a decidere a cosa assistere: molti preferiscono stare con il proprio cane almeno finché non si addormenta, non assistendo poi all’eutanasia vera e propria, ma qui sta al proprietario decidere cosa riesce e cosa non riesce a sopportare. Sperando di essere stati chiari e precisi nella descrizione, rimaniamo a disposizione per eventuali dubbi.

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