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Salute

Sanità Marche, attivato il tavolo di Emergenza-urgenza

Alessandra Moraca, segretario Regionale Sindacato Medici Italiani e vicepresidente FVM Marche: «Finalmente»

«Era ora. E' stato convocato, l’altro ieri,   il tavolo  tecnico di  confronto sull’emergenza urgenza. Da anni il sindacato aspettava  questa convocazione». Così Alessandra Moraca, Segretario Regionale Sindacato Medici Italiani e Vicepresidente della Federazione Medici e Veterinari

«Il sistema dell’emergenza urgenza nato con il DPR 27.03.1992, negli anni è andato sempre più espandendosi rendendosi quanto mai indispensabile per le esigenze  di salute dei cittadini e prova indiscussa  è stato il periodo emergenziale covid  dove  grazie al lavoro  di questi professionisti la Regione Marche ha superato questo difficile  momento. Il sistema sanitario, però, è stato messo a dura prova e si sono evidenziate ancor di più quelle che erano  le sue carenze che si erano sommate negli anni, minando la tenuta stessa del sistema che ora è arrivato allo stremo. Nella Regione Marche, più volte abbiamo denunciato l’ enormi difficoltà lavorative di chi operava in questo ambito, ma nessuno ci ha dato ascolto. Più volte abbiamo richiesto un tavolo tecnico per poter verificare come si potesse risolvere il problema,  senza che nessuno se ne interessasse. Finalmente   qualche giorno fa durante un confronto tra  la regione  e i sindacati della dirigenza medica tutti  uniti nel voler risolvere la questione,  l’assessore Saltamartini ha accolto la nostra richiesta e il direttore del dipartimento salute  Armando Gozzini  ha attivato rapidamente il tavolo tecnico  che si è svolto con parte sindacale e con  presenza di figure di tecniche dell’agenzia sanitaria regionale come il dr. Ferretti responsabile del sistema integrato emergenze dell’agenzia sanitaria. È chiaro che non si può più aspettare oltre e abbiamo sollecitato la Regione a portare avanti i lavori celermente. Dai dati raccolti, infatti, è emersa una situazione regionale catastrofica. Mancano  oltre il 30% dei medici che lavorano nel 118 e  oltre il 50% dei medici che lavorano nel Pronto Soccorso. La situazione è drammatica e la compensazione non può essere certo quella dell’utilizzo smodato delle cooperative o il prestito nei pronti soccorsi di medici  specialisti  da altri reparti o per quanto riguarda il 118 la soppressione delle postazioni che potrebbero determinare delle gravi conseguenze o l’utilizzo degli stessi all’interno dei Pronto Soccorso. Bisogna pensare ad un modello regionale del sistema dell’emergenza che deve essere un sistema unico, coordinato ed integrato dal punto di vista gestionale, con un'unica figura di medico dipendente in modo da uniformare trattamento economico e di tutele. Solo questo riordino potrà limitare la fuga di questi specialisti che oggi non è più attratto a lavorare in un sistema che presenta delle incolmabili carenze organizzative e di personale che espongono gli operatori ad enormi rischi clinici, a turni massacranti con esubero orario, mancanza di riposi e fruizione di ferie, alle aggressioni da parte di cittadini non soddisfatti nelle loro aspettative. Lo dimostra il  fatto che anche i giovani non scelgono più questa specializzazione e quest’anno  circa il 40% delle borse di studio è andata deserta».

«È necessario- continua la nota- avviare un tavolo tecnico unico per la dirigenza e il settore convenzionato per arrivare ad un risultato condiviso  con una revisione della attuale legge  regionale 36/98. Questo si rende ancor più necessario anche in considerazione dell’attuazione l’attivazione  di riordino del sistema sanitario regionale  che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023. Per queste ragioni  abbiamo grandi aspettative del prossimo tavolo convocato per il 19.12.2022 che dovrà dare avvio ad un percorso di revisione della legge del sistema dell’emergenz»>.

<Sembra che finalmente la politica abbia  percepito che la buona salute globale del sistema può essere la sola chiave di lettura per avere un efficiente ed efficace sistema dell’emergenza urgenza a tutela  dei cittadini marchigiani che hanno il diritto di avere sull’intero territorio regionale sia in ambito preospedaliero che ospedaliero lo stesso trattamento e percorso>.

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