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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Salute

Dieta vegana, i falsi miti scardinati dalla nutrizionista

Abolito tutto ciò che deriva dagli animali, il veganesimo si è diffuso molto negli ultimi decenni. Vantaggi: ne guadagna il pianeta, con meno emissioni di gas serra e risparmio di acqua, ma anche la salute. Ci sono però dei falsi miti da scardinare

Abolito tutto ciò che deriva dagli animali, il veganesimo si è diffuso molto negli ultimi decenni. Vantaggi: ne guadagna il pianeta, con meno emissioni di gas serra e risparmio di acqua, ma anche la salute. Ci sono però dei falsi miti da scardinare. Lo fa la dootressa Silvia Goggi, medico specialista in scienza dell’alimentazione, nutrizionista, scrittrice e divulgatrice sui benefici dell'alimentazione plant-based. «La consapevolezza sull’impatto che le scelte alimentari hanno sul mondo e sulla qualità della vita degli esseri viventi aumenta tanto da diventare la prima e più importante ragione per decidere di abbracciare uno stile di vita vegano. L’ultimo rapporto Eurispes ha infatti evidenziato che il 2.4% degli italiani ha eliminato tutti i derivati animali dalla propria tavola- spiega la Goggi-rispetto alle motivazioni che hanno portato a questo cambiamento nella dieta, per la maggior parte degli intervistati (23.1%) ha dichiarato di farlo per ragioni ambientali e per salvaguardare il pianeta e le sue risorse. Seguono le motivazioni salutistiche (21.3%) e di rispetto per gli animali (20.7%)” ha dichiarato la dottoressa Goggi». 

I vantaggi 

«L’alimentazione plant based consuma meno acqua, causa l’emissione di meno gas serra e necessita di meno terre fertili per il suo sostentamento- spiega la dottoressa- posizionandosi come la scelta più coerente per chi ha a cuore il destino del pianeta. Nutrire, allevare e smaltire le deiezioni degli animali da reddito per ottenere nutrienti utili all’uomo è un processo altamente dispendioso dal punto di vista di utilizzo di acqua e terreni fertili. Il 43% delle terre emerse (calcolate escludendo già ghiacciai e deserti) sono utilizzate per l’agricoltura intensiva (e l’83% di queste servono per coltivare vegetali che diventeranno mangime), e l’allevamento di animali per la produzione di cibo è, da solo, responsabile del 31% delle emissioni di gas serra (e del 56-58% di tutte le emissioni per la produzione di cibo in generale).Ne vale la pena? No. I cibi animali così prodotti apportano il solo 37% delle proteine e solo il 18% delle calorie, che potrebbero benissimo essere assunte direttamente dai vegetali con notevole risparmio di risorse (acqua, terreno) ma anche con meno emissioni di gas serra». 

Le fake news 

«Spesso si pensa che l’alimentazione vegana non fornisca un apporto proteico sufficiente all’organismo. Ma in realtà tutti gli aminoacidi, anche quelli essenziali, provengono dal mondo vegetale. Ciò che è importante da un punto di vista nutrizionale non è la percentuale di amminoacidi essenziali nel singolo alimento vegetale, ma quelli contenuti in totale nella dieta giornaliera e con un’alimentazione vegetale si riesce a superare la quantità di proteine consigliata- continua la Goggi- L’aspetto dell’integrazione suscita spesso diffidenza nei confronti dell’alimentazione vegana. Tuttavia, l’unico integratore che un vegano deve assumere rispetto a un non-vegano è la vitamina B12, una vitamina di produzione batterica che si trova sia nel terreno sia nello stomaco di alcuni ruminanti. Vitamina di cui necessitano anche i vegetariani, i flextiariani (i vegetariani flessibili, ovvero che consumano carne con delle limitazioni e a frequenza sporadica) e spesso anche chi consuma carne regolarmente, per motivi di mancato assorbimento o insufficiente apporto». Il ferro aninale viene assorbito meglio dal nostro organismo? «Questa è una mezza verità- spiega il medico- Il ferro animale, infatti, si assorbe in percentuale leggermente maggiore, ma senza possibilità di inibirne l’entrata quando invece se ne ha già in eccesso nei depositi - e un eccesso di ferro è pro-infiammatorio. L’assorbimento del ferro vegetale, invece, avviene in modo da mantenerne uno stato nutrizionale più che sufficiente in chi segue una dieta vegetale, senza pericolo di eccedere». Calcio e latticini: «Le mucche non producono il calcio, ma riversano nel loro latte quello presente nei vegetali che mangiano. Il calcio infatti è un minerale del suolo, che si concentra in alcuni vegetali in particolare. Consumando quindi verdure verdi in foglia, soia e derivati, crucifere, sesamo e mandorle, si è già a buon punto. Quasi tutte le bevande e gli yogurt vegetali presenti in commercio, inoltre, ne sono addizionati, rendendo il raggiungimento del fabbisogno di questo nutriente ancora più facile».

Troppi carboidrati, si ingrassa? 

«Una dieta vegana ha una densità calorica bassissima, il che, unito al suo elevato potere saziante, la rende uno stile alimentare vantaggioso per chi desidera mantenere il peso oppure deve intraprendere un percorso volto al calo ponderale. Con più carboidrati, si è solo più felici- spiega la Goggi- A parità di frutta, verdure, cereali e frutta secca o semi oleosi che dovrebbero essere presenti anche in una dieta onnivora, quella vegana differisce per la fonte proteica utilizzata: i legumi costano molto meno della carne. Inoltre, gli alimenti che vengono da altri Paesi non sono affatto necessari per raggiungere l’adeguatezza nutrizionale della propria alimentazione vegana – lo si può fare anche a km0, preferendo l’olio di oliva all’avocado, il riso alla quinoa e le mandorle siciliane come agli anacardi».

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