App “Immuni”, nelle Marche si parte oggi: come viene tutelata la privacy

Come funziona "Immuni" e come viene tutelata la privacy di chi scarica l'applicazione anti Coronavirus

Foto di repertorio

Nel sito ufficiale di “Immuni” viene spiegato il funzionamento dell’app che sta facendo discutere l’Italia. Nelle Marche la sperimentazione è partita oggi. Ecco le spiegazioni degli sviluppatori sulla natura del sistema e sulla protezione dei dati personali.

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Cos’è “Immuni”

  • L'app si propone di avvertire gli utenti potenzialmente contagiati il prima possibile, anche quando sono asintomatici.
  • Questi utenti possono poi isolarsi per evitare di contagiare altri. Questo minimizza la diffusione del virus e, allo stesso tempo, velocizza il ritorno a una vita normale per la maggior parte della popolazione.
  • Venendo informati tempestivamente, gli utenti possono anche contattare il proprio medico di medicina generale prima e ridurre così il rischio di complicanze.
  • Il sistema di notifiche di esposizione di Immuni mira ad avvertire gli utenti quando sono stati esposti a un utente potenzialmente contagioso.
  •  Il sistema è basato sulla tecnologia Bluetooth Low Energy e non utilizza dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del GPS. L'app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell'utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati

Come funziona

Consideriamo l'esempio di Alice e Marco, due ipotetici utenti.Una volta installata da Alice, l'app fa sì che il suo smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth Low Energy che include un codice casuale. Lo stesso vale per Marco. Quando Alice si avvicina a Marco, gli smartphone dei due utenti registrano nella propria memoria il codice casuale dell'altro, tenendo quindi traccia di quel contatto. Registrano anche quanto è durato il contatto e a che distanza erano i due smartphone approssimativamente. I codici sono generati del tutto casualmente, senza contenere alcuna informazione sul dispositivo o l'utente. Inoltre, sono modificati diverse volte ogni ora, in modo da proteggere ulteriormente la privacy degli utenti. Supponiamo che, successivamente, Marco risulti positivo al SARS-CoV-2. Con l'aiuto di un operatore sanitario, Marco potrà caricare su un server delle chiavi crittografiche dalle quali è possibile derivare i suoi codici casuali. Per ogni utente, l'app scarica periodicamente dal server le nuove chiavi crittografiche inviate dagli utenti che sono risultati positivi al virus. L'app usa queste chiavi per derivare i loro codici casuali e controlla se qualcuno di quei codici corrisponde a quelli registrati nella memoria dello smartphone nei giorni precedenti. In questo caso, l'app di Alice troverà il codice casuale di Marco, verificherà se la durata e la distanza del contatto siano state tali da aver potuto causare un contagio e, se sì, avvertirà Alice.

Tutela della privacy

  • L'app non raccoglie alcun dato che consentirebbe di risalire all’ identità. Per esempio, non chiede e non è in grado di ottenere il nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email.
  • L'app non raccoglie alcun dato di geolocalizzazione, inclusi i dati del GPS. Gli spostamenti non sono tracciati in alcun modo.
  • Il codice Bluetooth Low Energy trasmesso dall'app è generato in maniera casuale e non contiene alcuna informazione riguardo allo smartphone, né su chi lo usa. Inoltre, questo codice cambia svariate volte ogni ora, per tutelare ancora meglio la privacy.
  • I dati salvati sullo smartphone sono cifrati.
  • Le connessioni tra l'app e il server sono cifrate.
  • Tutti i dati, siano essi salvati sul dispositivo o sul server, saranno cancellati non appena non saranno più necessari e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2020.
  • È il Ministero della Salute il soggetto che raccoglie i dati, che verranno usati solo per contenere l'epidemia del COVID-19 o per la ricerca scientifica.
  • I dati sono salvati su server in Italia e gestiti da soggetti pubblici.

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