I rischi psicologici della "Fase due": cosa ci aspetta nelle prossime settimane

Il presidente dell'Ordine psicologi delle Marche fa il punto sulla transizione da "Fase 1" a "Fase 2"

Katia Marilungo

«L’isolamento forzato al quale siamo stati chiamati nei 40 giorni di lockdown per l’emergenza Coronavirus, ci ha imposto uno sforzo al di sopra delle nostre capacità e ci ha portato alla perdita delle nostre abitudini e dei riferimenti. Questo ha inevitabilmente determinato un carico psicologico molto ampio, che potrebbe presentare il conto in termini di salute mentale nelle prossime settimane». A dirlo è la presidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche, Katia Marilungo, che mette in guardia sui rischi psicologici che potrebbe portare con sé la cosiddetta Fase 2. Siamo dunque pronti a ripartire? Siamo già riusciti ad elaborare la condizione che ci ha costretti in casa fino ad oggi? «Come per tutti gli stress e traumi – spiega Marilungo - la sintomatologia si presenta a distanza di tempo e può presentarsi anche dopo sei mesi o un anno. Inoltre sappiamo già che la situazione in cui tutti stiamo vivendo ora non si concluderà nella fase 2 e quindi, al momento, non possiamo prevedere come si potrà reagire a livello psicologico. Sicuramente – aggiunge - chiedere aiuto preventivamente sarà un fattore prognostico positivo per evitare il sorgere di sintomi più importanti. Ricordiamo infatti che per chiunque ne sentisse la necessità in questo momento difficile, è possibile rivolgersi al numero verde attivato dalla Protezione Civile della Regione Marche (800 93 66 77) per richiedere un colloquio gratuito di sostegno psicologico. In più, ricordiamo che molti psicologi della nostra regione si sono messi in rete in questi mesi per poter offrire privatamente sostegno psicologico a tutta la cittadinanza». 

La presidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche si sofferma poi su quanto potrà accadere nelle prossime settimane: «Come già sottolineato – dice - i processi di elaborazione di ciò che ci sta accadendo non sono immediati, hanno bisogno di tempo, mentre noi siamo ancora troppo immersi in questa condizione per poter pensare di avere avviato un qualche processo elaborativo. Tutto è accaduto in modo repentino ma è già tempo di cominciare a prepararsi alla nuova fase e ad una cauta ripresa di contatto con le dimensioni sociali. Questo significa che dovremo fare i conti con una molteplicità di emozioni contrastanti: da una parte l’ansia e la preoccupazione, dall’altra però anche sollievo e conforto. L’isolamento potrebbe aver certo portato delle conseguenze psicologiche negative – conclude - come insonnia, disturbi depressivi o ansiosi, indebolimento del nostro sistema immunitario, ma dall’altra parte può aver portato anche ad aspetti più positivi, come il pensare di più a sé stessi e alla propria famiglia, alla riorganizzazione delle nostre abitudini e del nostro modo di comunicare. Di tutto questo dovremo farne tesoro e trarne insegnamento anche nei prossimi mesi».
 

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