Olio di palma, quando diventa dannoso per la salute? Risponde la scienza

L'Istituto Superiore di Sanità spiega quando gli acidi grassi contenuti nell'olio di palma diventano potenzialmente dannosi per la salute

Foto di repertorio

L'olio di palma deriva dalla polpa del frutto della palma da olio (elaeis guineensis) ed è un grasso di consistenza solida a temperatura ambiente. È un ingrediente largamente impiegato nell'industria alimentare e presenta un contenuto di acidi grassi saturi superiore alla maggior parte degli altri grassi usati in alimentazione come l'olio di semi di girasole, l'olio di soia e le margarine vegetali. Il suo largo impiego nei prodotti alimentari è dovuto al fatto che, proprio per la prevalenza di acidi grassi saturi, contribuisce a conferire gusto, friabilità e croccantezza ed è più resistente ai processi di ossidazione e irrancidimento.

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Possibili effetti negativi 

L'Istituto Superiore di Sanità, nel suo portale ufficiale, spiega che i possibili effetti negativi sulla salute dell'olio di palma sono legati alla presenza di una rilevante quantità di acidi grassi saturi che, secondo le evidenze scientifiche, se consumati in eccesso sono responsabili di un aumento del rischio di alcune malattie, in particolare di quelle cardiovascolari. L'Istituto Superiore di Sanità precisa, tuttavia, che nessun alimento o ingrediente è tossico di per sé ma gli eventuali effetti negativi sulla salute derivano dalla quantità consumata e dallo stile di vita di ciascun individuo. Pertanto, ciò che può rappresentare un rischio per la salute è il consumo di quantità eccessive di prodotti lavorati contenenti olio di palma. I grassi saturi contenuti, infatti, vanno ad aggiungersi a quelli già assunti con gli alimenti di origine animale comunemente presenti nella dieta giornaliera come, ad esempio, latte e derivati, uova e carne, ricchi di tali grassi. Nelle persone con normali valori di colesterolo del sangue, non in sovrappeso o obese, che consumino una dieta varia con quantità adeguate di acidi grassi vegetali polinsaturi, il consumo dell'olio di palma non è correlato all'aumento di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Non c’è evidenza, inoltre, di una connessione tra il consumo di olio di palma e la comparsa del cancro nell'uomo. Nel frattempo, spiega ancora l'ISS, nelle fasce di popolazione a rischio quali bambini, anziani, persone con alterazioni del metabolismo dei grassi, individui in sovrappeso o obesi, individui con malattie cardiovascolari o con ipertensione, il consumo di quantità più elevate del consentito di acidi grassi saturi deve essere tenuto sotto controllo perché sono più sensibili ai loro effetti negativi rispetto alla popolazione generale.

L'Unione Itana per l'Olio di Palma Sostenibile sottolinea che il parere scientifico dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sui rischi per la salute umana connessi alla presenza di 3-monocloropropano-1,2-diolo (3-MCPD) e Glicidil esteri degli acidi grassi (GE) riguarda tutti gli oli e grassi e non solo quello di palma. Durante alcune fasi di produzione possono sviluppare dei contaminanti  a seconda del processo utilizzato che, solo se assunti in dosi elevate, potrebbero  essere nocivi per la salute. La stessa EFSA ha osservato che  l’industria alimentare ormai da tempo impiega olio di palma “mitigato”, cioè  processato in modo da garantire che il prodotto sia sostanzialmente privo di questi contaminanti, e nel gennaio 2018 ha aggiornato il parere del 2016 sugli  esteri di 3-MCPD rivalutando la dose giornaliera tollerabile di tali sostanze e  ridimensionando i potenziali rischi per i consumatori.
 

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