Fabrizio e Paola, piccolo è bello e di qualità: la pasta fresca vola anche all’estero

C’è chi spedisce tortellini al figlio che fa l’Erasmus. O la straniera che torna in vacanza nel suo Paese ma non rinuncia al menu italiano: “Com’era una volta” compie 30 anni

Fabrizio Recanatesi con la madre Saura e la moglie Paola Pisano

Magari la vita se l'erano immaginata diversa. Universitari nella Bologna degli anni ’90, dove si sono incontrati, conosciuti e poi innamorati, Fabrizio e Paola probabilmente mai sono stati sfiorati dall’idea di avviare un’attività artigianale. Eppure è successo e oggi sono davvero tanti a giovarsene. Parliamo di pasta fresca. Non solo la fila giornaliera al banco. C’è pure chi spedisce tortellini, ravioli, tagliatelle al figlio che studia o lavora all’estero. Il “pacco da giù” che raggiunge tutto il mondo. Ma c’è anche la famiglia straniera che torna nel suo Paese per le vacanze ma non rinuncia al menu italiano. “Com’era una volta” si promette l’insegna. E si mantiene, a giudicare dalla longevità aziendale: 30 anni per questo piccolo laboratorio in piazza Albertelli, nel cuore di Castelferretti. Aperto nel 1989 da Saura Bramucci con il marito Renzo Recanatesi, oggi gestita dal figlio Fabrizio Recanatesi con la moglie Paola Pisano. I primi 18 anni li hanno fatti Saura e Renzo. Questi ultimi 12 sono toccati alla seconda generazione. Fabrizio e Paola, dopo la laurea, erano indecisi se restarsene a Bologna o meno. Erano impegnati come tanti nella battaglia quotidiana contro il precariato lavorativo. È in quel momento che si è aperta la possibilità, data da Saura, di prendere le redini del laboratorio.

«Eravamo coscienti  – spiega Fabrizio – che da quel momento sarebbe iniziato un impegno, uno sforzo quotidiano che si poggia con orgoglio nella cultura tradizionale italiana: produrre la pasta fresca non è solo produrre cibo ma è mantenere in vita i sapori di una volta, i ricordi personali e le tradizioni locali». Tradizione che si rinnova, dunque, e che si perfeziona grazie a una ricerca continua delle migliori materie prime. «Scegliamo con cura i nostri fornitori – racconta Paola – e cerchiamo di andare a visitare le loro aziende per verificare la qualità dei prodotti». Sapori che il pubblico torna ad apprezzare. Che con il passaparola attirano clienti anche da fuori paese e ristoratori. «Potremmo anche diventare più grandi ma questo avverrebbe a scapito del gusto e della cura che ci mettiamo – conclude Fabrizio – Meglio piccoli ma di qualità. In questi anni abbiamo evitato di percorrere la strada della grande distribuzione, della ricerca di mercati troppo esterni e non legati al territorio, o di avventurarci nella rosticceria in generale. Perché lavorare nel territorio e per il territorio significa instaurare un rapporto di fiducia e disponibilità con chi vive nel locale, che non è per noi solo un cliente. Significa arrivare alla lavorazione di un prodotto culinario finito, fresco e non sottovuoto, le cui caratteristiche sono il frutto della relazione e dei gusti dei nostri clienti. Sono il risultato di un dialogo e di un rapporto con le persone che a volte porta anche ad adattare il cibo e le nostre produzioni alle loro esigenze».

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