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Giovedì, 7 Luglio 2022
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Esporta in tutto il mondo, ma produce solo nelle Marche: il sindaco visita "Panatta"

La Giunta comunale in visita alla Panatta, brand storico del fitness Made Italy da sei decenni che esporta in 80 paesi nel mondo, ma che ha un unico centro produttivo ad Apiro

La Giunta comunale in visita alla Panatta, brand storico del fitness Made Italy da sei decenni che esporta in 80 paesi nel mondo, ma che ha un unico centro produttivo ad Apiro. La visita della Giunta comunale è stata l’occasione per parlare di valorizzazione del territorio e di progetti futuri. Con il museo del carbonaro, la realizzazione del centro bike e la sistemazione del museo, l’Amministrazione intende rendere appetibile Apiro per l’ambiente e la cultura.

Per l’azienda Panatta è stata l’occasione di presentare il bilancio di un biennio di crescita anche se in un contesto di pandemia che ha attraversato il globo. L’azienda che ha toccato il record di 30 milioni di Euro di fatturato (+35% sul 2020 e + 41% di ordini) esporta l’80% all’estero. L'azienda esporta in oltre 80 paesi ha una sola fabbrica: ad Apiro. «E’ una caratteristica che oltre a farci onore – ha detto Angela Tosti Panatta – ci ha dato qualche problema in più da risolvere. Cercare risorse umane valide e tecnici che vengano a lavorare in un piccolo centro non è facile».

«Dobbiamo lavorare molto per rendere appetibile il nostro territorio – ha detto il sindaco Ubaldo Scuppa – l’Amministrazione è impegnata in nuovi investimenti in infrastrutture e recupero del patrimonio edilizio e culturale. La nostra scommessa è legata al turismo incoming. La nostra terra è bella ma va fatta conoscere. L’azienda Panatta in questo quadro è importante perché crea valore e offre ottime opportunità di lavoro a giovani e tecnici specializzati». Panatta è molto operativa sui mercati esteri. I più importanti in Europa sono la Germania, la Francia, il Regno Unito, la Spagna, mentre fuori dall’Europa l’area del Golfo, gli Stati Uniti, Canada, Russia, Australia.

La scelta di essere un “Atelier del made in Italy” ha avuto successo, ma costruire macchine tecnologicamente avanzate in un centro lontano dalle rotte di comunicazione importanti, porta anche a delle difficoltà nel reperire manodopera qualificata.

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