Dalle lamiere alle mascherine: la Fratubi si converte per l'emergenza sociosanitaria

L'imprenditore Leonardo Mezzabotta, in pochi giorni, è riuscito a mettere in sinergia tre aziende locali in un momento di chiusura quasi totale delle attività e a produrre le mascherine in tessuto-non tessuto

Dai prodotti siderurgici alle mascherine: l'azienda Fratubi di Ancona ha deciso di riconvertire la produzione per contribuire al rallentamento della diffusione del virus. L'idea nasce all’inizio della quarantena: l'imprenditore Leonardo Mezzabotta, in pochi giorni é riuscito a mettere in sinergia tre aziende locali in un momento di chiusura quasi totale delle attività. 

Mezzabotta, mettendo in gioco la sua esperienza di imprenditore e commerciale, si è immediatamente attivato: «In questo momento di difficoltà nazionale e internazionale, iniziative come questa possono fare tanto, su molti fronti - dichiara Mezzabotta - si può aiutare la lotta al virus sostenendo il distanziamento sociale, si può far lavorare aziende che altrimenti sarebbero ferme, sostenendo il lavoro e le famiglie, e si può fare il tutto a prezzi giusti, senza speculare. Le altre due aziende della zona che ho contattato hanno risposto in maniera entusiasta al progetto. Tutte e tre le aziende coinvolte hanno sede nelle Marche, nella provincia di Ancona. La Fratubi storicamente opera nella commercializzazione di prodotti siderurgici, mentre le altre due aziende lavorano nel mondo del tessile».

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La mascherina è realizzata in tessuto non-tessuto in ultramicrofibra ed è un prodotto certificato per il contatto prolungato con la pelle e, al momento, è prodotta e commercializzata ad uso esclusivo della collettività per le misure di distanziamento sociale. «Stiamo lavorando per effettuare tutti i test necessari per l’accreditamento come DPI presso l’INAIL-spiega Mezzabotta- vogliamo essere vicini alle imprese e all'Italia che lavora quando inizierà la fase due». Per ulteriori informazioni si può visitare la pagina web o scrivere all’indirizzo ordini@fratubi.it. 

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