Vita su Venere, scoperti “escrementi”. L’esperto anconetano: «Ora missione lassù»

Davide Ballerini spiega l'importanza della recente scoperta: «Forme di vida che resistono all'acido solforico»

Venere (foto tratta da Film Daily.co)

La fosfina, trovata in altissime concentrazioni su Venere, è segno inequivocabile della presenza di forme di vita. Detto in breve, è l’escremento di microrganismi anaerobici (sembra anche che puzzi). A spiegare nel dettaglio il valore scientifico della scoperta firmata dagli astronomi dell’Università di Cardiff, coordinati da Jane Greaves, è il presidente dell’Associazione Marchigiana Astrofili e direttore dell’osservatorio di Pietralacroce, Davide Ballerini. «La scoperta è epocale, perché la fosfina, è un biomarcatore. Si tratta infatti della sostanza espulsa da microrganismi anaerobici, che assorbono fosforo e lo espellono in questa forma». Ci sono solo due modi per produrre fosfina, spiega Ballerini: «A livello industriale, perché esiste anche sulla Terra e si usa per i pesticidi, oppure a livello biologico. Per esclusione, visto che su Venere non c’è produzione industriale, si è arrivati a questa conclusione». C’è anche la possibilità che siano i fulmini a generarla: «Sì, ma su pianeti gassosi come Giove e Saturno, non rocciosi come Venere» spiega l’astrofilo. Sulla Terra, la fosfina è prodotta da organismi che si nutrono del fosforo nelle rocce: «Su Venere mangiano quello presenti nelle nubi, che sono diverse dalle nostre, infatti la scoperta non è stata fatta sulla superfice del pianeta ma tra i 53 e i 62 chilometri di quota». Qualunque sia l’extraterrestre che produce fosfina, è in grado di sopravvivere alle frequenti piogge di acido solforico, ma niente E.T. No, non è un umanoide: «Impossibile, almeno per quello che ne sappiamo ora- spiega Ballerini- su Venere le condizioni sono troppo inospitali, le altissime temperature, la pressione di 100 atmosfere e l’acido escluderebbero forme di vita intelligenti». 

I primi riscontri risalgono al 2017 con l’osservazione degli scienziati di Cardiff che hanno puntato uno spettroscopio sulle nubi di Venere. Lo strumento, di fatto, effettua una radiografia della luce scomponendola e permettendo l’analisi di quello che c’è all’interno. Fosfina, appunto. Il metodo scientifico però, per validare una scoperta, impone un secondo tentativo che, con procedura diversa, fosse capace di restituire lo stesso risultato. Ecco allora che nel 2019, dal Cile, è stato puntato su Venere il radioscopio “Alma”: «La traccia grafica rilevata era perfettamente sovrapponibile con quella della Greaves». Se ne abbiamo avuto notizia solo pochi giorni fa, è solo perché i successivi mesi sono stati necessari all’elaborazione dei dati. Prossimi passi: «Ve li posso già preannunciare- conclude il presidente dell'AMA- dopo questa scoperta la Nasa quasi certamente dirotterà fondi per una missione sulle nubi di venere. Fu così per Titano, dove fu trovato il cianuro di Vinile che però non indica in modo univoco la presenza di vita, sarà così anche per Venere». 

foto: Film Daily.co

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