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"Unplanned", in sala Il film che fa discutere sull'aborto: associazione Provita contro assessore e consigliera

Il film, proiettato ieri al multisala di Ancona e in programmazione oggi in un altro cinema, fa discutere e non poco

ANCONA - Unplanned, ovvero, “non desiderato”, “non pianificato”. Un film che non passa inosservato «quanto meno- scrive in una nota  Provita&Famiglia Onlus- per le proteste che suscita da parte di chi sostiene, negando la scienza e l’evidenza, che l’aborto sia un “diritto” in ragione del diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo». Il film, proiettato ieri al multisala di Ancona e in programmazione stasera a Tolentino fa discutere e non poco. «Di fatto, e in maniera del tutto innegabile, il “corpo” eliminato è quello di un individuo intero, non di un organo o porzione di corpo della donna in attesa di un figlio, come pacificamente si soleva dire quando nemmeno lontanamente si pensava di negare o manipolare tale realtà» continua l'associazione.

Il film

Tre delle scene iniziali, in particolari, sono particolarmente forti. Il film Unplanned uscito negli Stati Uniti nel 2019, scatenando contestazioni e vane censure, è stato distribuito un anno fa in Italia dalla Dominus Production by Estpretiosa, tra settembre e ottobre del 2021, e ora ritorna nelle sale cinematografiche marchigiane. Oggi 31 ottobre 2022 sarà proiettato al Multiplex Giometti di Tolentino e le prenotazioni sono state talmente numerose che il cinema ha dovuto aprire ben tre sale, negli orari 20,15 – 20,45 – 21,30, come due sono state le sale aperte per la proiezione ad Ancona, ieri 30 ottobre (in foto l'arcivescovo di Ancona-Osimo, Angelo Spina, alla proiezione ad Ancona).

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Le posizioni

«Bene, è ora che le coscienze si scuotano e che la gente inizi ad aprire gli occhi su una realtà tanto ovvia quanto negata: nel grembo materno c’è un essere umano, da cui dovrebbe essere facile dedurre che l’aborto volontario è un omicidio-continua l'associazione Provita&Famiglia Onlus- Eppure tale verità negata è addirittura etichettata come “ideologia” o “convincimento di natura filosofica”, come ha recentemente affermato la consigliera Manuela Bora nella seduta del Consiglio regionale del 25 ottobre 2022 (https://youtu.be/SiJQ768pURc?t=4020)- osserva l'associazione- esternazioni irricevibili, infondate e finanche offensive del genere umano, che manifestano purtroppo una ingiustificabile ignoranza in materia. Irricevibili sono anche le parole dell’assessore Filippo Saltamartini, chiamato a rispondere all’interpellanza, nel considerare personalmente la legge 194/1978 un “diritto delle donne di disporre del proprio corpo” ossia “il diritto di decidere cosa avviene nel proprio corpo”, specificando subito dopo che l’aborto “non è un diritto, ma il potere di decidere sul proprio corpo”. Affermazioni queste ancor più scandalose di quelle della controparte politica, rappresentata dalla Bora, se si considera l’appartenenza politica “di destra” di Saltamartini, dal quale ci si sarebbe semmai aspettata una difesa a spada tratta della vita del nascituro e di un inalienabile diritto a nascere».

«L’argomentazione forse più grave di tutto il discorso dell’assessore è l’aver di fatto stabilito una pericolosa equivalenza tra l’evento gestazionale e qualunque altro “evento” interno al proprio corpo che può sopraggiungere ad un certo punto nella vita, si pensi all’insorgere di una malattia, di un tumore, di un neo- va avanti l'associazione- preoccupante è l’aver cioè dato per scontato, con queste sue perentorie asserzioni, che l’omicidio di un essere umano nel grembo materno sia pari al “diritto” o “potere” di chiunque di intervenire sul proprio corpo, come lo si ha, giustamente, per asportare un tumore o un neo, laddove nel caso dell’aborto ad essere “asportato”  è il corpo di un bambino vivente, del proprio figlio, di un essere umano, il più innocente in assoluto. Invitiamo volentieri la consigliera Bora e l’assessore Saltamartini ad assistere alla proiezione del film Unplanned per prendere coscienza non solo di una verità ovvia, ma anche del dolore profondo e del vuoto incolmabile che l’aborto lascia nella donna che l’ha praticato. Donne lasciate sole, ingannate e violentate da una narrazione “emancipata” e falsa circa un preteso diritto “autodeterminativo”, sul corpo altrui però».

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