Martedì, 28 Settembre 2021
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Specie aliene nel Mediterraneo: un problema che riguarda tutti

Le specie invasive alterano profondamente gli ecosistemi marini. Il team vincitore di Ocean Hackaton® Italia, svolto ad Ancona, ha ricostruito un secolo di ricerche sul tema

Analizzare e comunicare uno dei più grandi cambiamenti della nostra epoca: quello della diffusione di specie invasive nei nostri mari. Un team di quattro ricercatori del CNR-IRBIM e di altri istituti di ricerca italiani è riuscito, in sole 48 ore, a ricostruire oltre un secolo di invasione, animando in modo comprensibile al grande pubblico, osservazioni storiche raccolte nel corso degli anni nel Mar Mediterraneo. È la sfida vinta dal team coordinato dal ricercatore Ernesto Azzurro del CNR durante la maratona di 48 ore Ocean Hackathon® Italia. La maratona è stata organizzata in contemporanea, tra il 9 e l’11 ottobre, in 19 città nel mondo, dal Campus Mondiale de la Mer di Brest (Francia). L’edizione italiana si è tenuta, in modalità online, ad Ancona, alla Mole Vanvitelliana, organizzata sinergicamente dalla sede di Ancona dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (IRBIM) del CNR e dall’Università Politecnica delle Marche.

Ora il progetto vincitore ad Ancona dovrà sfidare gli altri a Brest nella competizione finale prevista il 4 dicembre 2020. Nel progetto vincitore sono state utilizzate anche segnalazioni provenienti da altre fonti, come social network e notizie veicolate da cittadini. Il lavoro degli hackatoneti permetterà di visualizzare la portata di questi cambiamenti ed il loro impatto sugli ecosistemi costieri, con interessanti applicazioni per la previsione e la gestione del fenomeno. 

In seconda posizione, a pochi decimi di distanza, il team UNIVPM coordinato da Roberto Pierdicca, ricercatore della Politecnica, con una sfida che ha avuto come obiettivo quello di sviluppare un servizio di integrazione di informazioni satellitari e terrestri, a supporto del monitoraggio del traffico marittimo e delle attività di pesca che hanno un forte impatto sull’ecosistema marino e le sue risorse. L’integrazione delle immagini radar satellitari (SAR) con i dati provenienti dall’Automatic Identification System (AIS) ha dato luogo all’ideazione della piattaforma chiamata ARISSA (anagramma di SAR+AIS) che potrà diventare uno strumento fondamentale per diversi portatori di interesse impegnati nella salvaguardia e monitoraggio dei nostri mari.
 

In terza posizione il gruppo che ha operato sulla sfida proposta dal prof. Giuseppe Conte dell’UNIVPM che ha portato a progettare un sistema per la raccolta, il filtraggio e la fusione di dati ambientali marini, geolocalizzati in multidimensione, attraverso integrazione di tecnologie robotiche e ICT con l’obiettivo di estrarre informazioni dai dati, anche confrontando diversi set, per poi ricostruire la posizione sia dell'osservatore che del fenomeno osservato. Questo tipo di geolocalizzazione SLAM risulta utile, unitamente alla capacità di elaborare in tempi brevi i dati appena acquisiti e memorizzati, per una corretta, tempestiva ed efficace interpretazione delle misure. La sfida ha provato a definire le caratteristiche degli strumenti e delle tecnologie impiegate per la raccolta dei dati e le procedure di trasmissione, registrazione ed elaborazione degli stessi.
 

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