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Lotta ai tumori, la Regione autorizza l’utilizzo della terapia CAR-T-cell

Con un’importante svolta nella lotta ai tumori, tra le prime in Italia le Marche potranno utilizzare il particolare trattamento sanitario che darà nuova speranza di vita a tutti i pazienti oncologici

Il dott. Caporossi, Amalia Dusmet e l'assessore Saltamartini

La Regione Marche, tra le prime tre in Italia, potrà beneficiare di un nuovo importante strumento nell’ottica della lotta ai tumori. E’ stata infatti autorizzata l’applicazione della terapia CAR-T-cell specializzata nella cura del Linfoma non Hodgkin (GUARDA IL VIDEO), un trattamento particolare e di grande efficacia che restituirà una nuova speranza di vita a tutti i pazienti oncologici che lottano tra la vita e la morte. La conquista, ufficializzata nei giorni scorsi e destinata a segnare un punto di svolta, è stata illustrata dall’Assessore alla Salute della Regione Marche Filippo Saltamartini in una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina (27 maggio) a Palazzo Raffaello:

«Sono trascorsi otto mesi dal mio insediamento e siamo qui, oggi, a parlare di un progetto veramente importante. Questa è una delle prime iniziative a livello nazionale e l’orgoglio che sia il reparto di ematologia di Torrette a promuoverla è veramente tanto. Tre sono i nostri obiettivi e riguardano la cura delle malattie oncologiche, cardiovascolari e neurologiche e con la caratura dei nostri medici potremmo porci sempre maggiori obiettivi da raggiungere. Certe malattie possono e devono essere curate anche ad Ancona, ultimamente abbiamo intensificato i rapporti con il prof. Silvestri dell’Università di Atlanta e ne rinsalderemo anche altri portando nelle Marche esperti nazionali ed internazionali. Con l’aiuto delle fondazioni, in questo caso della Fondazione Farinelli, possiamo moltiplicare i nostri sforzi in questa battaglia che ci vede da tempo protagonisti».

Le terapie CAR-T (acronimo dall’inglese “Chimeric Antigen Receptor T cell therapies”) sono cure personalizzate contro il cancro che agiscono direttamente sul sistema immunitario del paziente per renderlo in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Il dott. Michele Caporossi, direttore generale degli Ospedali Riuniti, ha spiegato i benefici della nuova cura: «La medicina ormai si basa su variabili fondamentali, sulla conoscenza della natura e soprattutto sul sequenziamento del genoma. Attraverso l’innovazione profonda di tutto il servizio sanitario nei prossimi anni potremmo ricollocare tante risorse per arrivare ad un grado di efficacia pratica che sia superiore di quello attuale. Servono investimenti, risorse, il futuro dipende da ciò che facciamo oggi».  Caporossi è stato accompagnato dal prof. Olivieri, Primario del reparto ematologia Ospedali Riuniti, dal dott. Gini, specialista ematologo che ha avuto in cura per anni Lorenzo Farinelli, e dalla dott.ssa Di Furia.

Presente, in rappresentanza della Fondazione Lorenzo Farinelli partner dell’iniziativa, anche Amalia Dusmet. La madre del giovane Lorenzo (la cui storia aveva commosso tutti sui social) morto prematuramente a trentaquattro anni proprio a causa del Linfoma Non Hodgkin: «Mio figlio voleva curarsi ad Ancona, si fidava di questo centro che godeva di ottima fama. Stava combattendo, ad un certo punto sembrava potesse addirittura vincere ma poi la malattia si ripropose in modo aggressivo. Troppo aggressivo. Mosso da una grande volontà di vivere fece con gli amici l’appello social per raccogliere fondi al fine di operarsi di Car-T a Boston, Filadelfia ma le cose peggiorarono e non fece in tempo a partire. I fondi raccolti servirono a Calogero, ragazzo siciliano, di combattere la stessa malattia ad Israele ma alla fine anche lui fu sconfitto. Per questo la ricerca deve andare avanti e iniziative come questa sono fondamentali nella lotta contro i tumori. Lo dico da mamma perché i giovani sono sempre più colpiti da questi mali».

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