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Io, dodicenne nel Triplete di Madrid: vi racconto quel giorno magico

L’anconetano Marco Enrico Ciucci, giovane presidente del Inter Club Ancona, ripercorre l’anniversario del trionfo nerazzurro in Champions League svelando diversi aneddoti

Il giovanissimo "Ico" Ciucci fuori dal Bernabeu per la finale di Champions del 2010

Sono trascorsi esattamente undici anni (22/05/2010 – 22/05/2021) dalla storica notte di Madrid che consegnò il Triplete all’Inter di Massimo Moratti e di Josè Mourinho. Nell’inferno del Santiago Bernabeu, ad assistere alla doppietta di Diego Milito e al crollo del Bayern Monaco, c’era anche un ragazzino anconetano di appena dodici anni. Marco Enrico Ciucci, che per tutti ormai è “Ico”, ricopre oggi il ruolo di giovanissimo presidente dell’Inter Club Ancona e con passione porta avanti giornalmente il proprio compito:

«Di Madrid ho ricordi che ancora oggi mi emozionano. Partimmo da Bologna con un volo charter di soli neroazzurri e appena arrivati nella capitale spagnola, per ammazzare l’attesa, andammo prima a pranzo poi a fare due passi. Mi ricordo che l’ansia più grossa era quella di perdere il biglietto visto che ancora non erano nominativi. Non avevo dubbi su come sarebbe andata quella partita e per fortuna avevo ragione. Al ritorno volevamo andare addirittura alla festa di San Siro ma purtroppo non facemmo in tempo». Non fu l’unica partita vista dal vivo dal giovanissimo Ico in quella cavalcata trionfale: «Vidi gli ottavi a Londra contro il Chelsea, i quarti in casa con il Cska Mosca e la semifinale a San Siro con il Barcellona. La passione per l’Inter nasce grazie a mio nonno. È grazie a lui che ho fatto tutte quelle trasferte elencate sopra. Ed è grazie anche all’attuale coordinatore regionale Inter club Marche, Mario Montesi, che mi consegnò il ticket per Madrid paragonandolo alla lotteria. E aveva ragione».

Oggi, guidando l’Inter Club Ancona, c’è ancora quella passione e quella voglia di esserci nonostante tutto: «La situazione attuale non è per nulla semplice. Con il Covid abbiamo dovuto chiudere la sede dove ci riunivamo per vedere le partite e soprattutto non abbiamo potuto fare trasferte né a San siro né altrove. Però sono sicuro che con il cuore ci siamo sempre stati e per fortuna siamo tornati alla vittoria. A volte mi danno dell’esagerato per il mio trasporto ma penso solo di essere innamorato di questa passione».

Nel cuore di Ico c’è anche l’Ancona con i colori biancorossi che gli sono stati tramandati dal padre Angelo, indimenticato tifoso dorico scomparso prematuramente anni fa: «L’Ancona e i colori biancorossi sono legati a ciò che mi ha lasciato il mio babbo. I suoi amici della meravigliosa Curva Nord, in questi anni, non mi hanno fatto mai sentire solo. La nostra città merita di più, merita rispetto e mi augurio che questa agonia calcistica possa finire al più presto».

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