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Tasse, la Tari ad Ancona è aumentata dell'11,2%: lo dice uno studio di Uil

In cinque anni la tassa sui rifiuti nel capoluogo dorico è aumentata del 13,4%, passando da 245,83 euro nel 2015 a 278,84 euro nel 2019

Ad Ancona la Tari è aumentata tra il 2019 e il 2020 dell'11,2 per cento. Il dato scaturisce dallo studio del Servizio Lavoro Coesione e Territorio della Uil che ha elaborato i costi in 105 città capoluogo di provincia. Tra il 2016 ed il 2020 la Tassa sui Rifiuti (Tari) in Italia è aumentata mediamente del 2,4%, mentre tra il 2019 e il 2020 l'aumento è dello 0,8%, anche se in alcuni casi si sono registrate impennate fino al 35%. Nel 2020 la Tari è aumentata in 30 città (3 città su 10). Nel capoluogo dorico il rincaro supera appunto l'11%. Dal 2015 al 2019 si ha una differenza percenutale del 13,4%, passando da 245,83 euro nel 2015 a 278,84 euro nel 2019.

In valori assoluti, nel 2020 la Tari più costosa si registra nella città di Trapani, con 494 euro medi l'anno a famiglia, seguita da Crotone con 476 euro e Benevento con 472 euro. Potenza, invece, è al primo posto nella top ten in cui si paga meno (133 euro l'anno a famiglia), segue Novara (164 euro) e Belluno (170 euro). 

«Rimane il dato - commenta Ivana Veronese, Segretaria Confederale Uil - che conferma il peso sul bilancio delle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno, di una tassa che spesso non corrisponde ad un servizio efficiente ed efficace. Infatti, le tariffe della Tari devono assicurare l'effettiva copertura sia di gestione del servizio che di investimento nelle infrastrutture inerenti al ciclo integrato dei rifiuti, per rendere qualitativamente migliore la vita del cittadino. In ragione di quanto detto, per la Uil occorre puntare ad una politica di investimenti nel ciclo integrato dei rifiuti, soprattutto nel Mezzogiorno, utilizzando anche le risorse della Next Generation UE. Infine, chiediamo al Governo di intervenire sulla norma istitutiva della Tari risolvendo, una volta per tutte, il nodo dei crediti insoluti che ad oggi pesano sul costo complessivo del servizio e, conseguentemente, sulle tasche dei cittadini».

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