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Giovedì, 30 Giugno 2022
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Suicidio assistito, dopo Mario un altro caso in tribunale: Antonio chiede di morire

Tetraplegico da otto anni, Antonio da 17 mesi attende una risposta dall'Asur. Ieri si è tenuta la prima udienza del procedimento di urgenza

Dopo il caso di Mario un altro cittadino, il 43enne Antonio (nome di fantasia), tetraplegico da otto anni, chiede di poter accedere al suicidio assistito. A riportare la vicenda è l'associazione Luca Coscioni in una nota. «Ora sono due gli italiani costretti a ricorrere ai tribunali per vedere riconosciuto il diritto al suicidio assistito, legalizzato dalla Corte Costituzionale alla presenza di quattro condizioni». Ieri si è tenuta la prima udienza del procedimento di urgenza, in cui Antonio «ha chiesto ai giudici di ordinare all’Azienda Sanitaria Unica Regione Marche (Direttore Generale Dr.ssa Nadia Storti), di procedere alla verifica delle condizioni richieste dalla Corte costituzionale per poter accedere al suicidio assistito. Il giudice, alla fine dell’udienza, si è riservato di decidere. Antonio e i suoi legali sono quindi ora in attesa di sentenza». 

Antonio aveva inviato la richiesta all’azienda sanitaria a settembre 2020, «ricevendo un diniego privo di qualsiasi motivazione legata alle sue condizioni, che non sono mai state verificate dall’Asur Marche, come poi evidenziato dallo stesso Comitato Etico regionale. Per questo ad aprile 2021 l’uomo 43enne aveva diffidato prima l’azienda sanitaria, chiedendo che il suo diritto sancito dalla Corte costituzionale fosse rispettato, e poi, ad ottobre 2021, il Governo affinchè questo attivasse tutti i suoi poteri per dare attuazione al diritto di accedere al suicidio medicalmente assistito nella legalità. La diffida inviata al Ministero della Salute e della Giustizia e per conoscenza al Presidente del Consiglio dei Ministri, invocava infatti proprio l’art. 120 della Costituzione, in forza del quale il Governo può ripristinare la legalità attivando i cosiddetti poteri sostitutivi». 

«E’ inumano che i diritti fondamentali di un cittadino, in questo caso di persone malate, dipendano dalla efficienza della pubblica amministrazione che viola palesemente la decisione della Corte Costituzionale sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio - ha dichiarato l’ avvocato Filomena Gallo, co-difensore di Antonio e segretario associazione Luca Coscioni - Dopo Mario, ora anche Antonio attende una verifica delle sue condizioni, così come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso “Cappato\Dj Fabo”. La Azienda Sanitaria Unica Regione Marche si dimostra ancora una volta estremamente inadempiente e a pagarne le spese in termini di dolore continuo, ancora una volta, è una persona che vorrebbe solo decidere in piena legalità di porre fine alle proprie sofferenze. Da 17 mesi attende una risposta e proprio durante questa attesa che, Antonio, paziente fragile, è risultato positivo al covid. E ora, a causa di questa lunga attesa, potrebbe rischiare di andare incontro a ulteriori sofferenze sia fisiche dovute all'aggravarsi della malattia che psicologiche, causate dalla solitudine a cui il covid costringe chi ne è affetto. Questa condizione di dolore, solitudine, era proprio quello che non avrebbe voluto Antonio, che pur avendo preso contatti con la Svizzera per accedere legalmente al suicidio assistito ha scelto di restare in Italia per avere i suoi cari vicini negli ultimi momenti». Le parole di Antonio, nel parlare di sé: «Non è più la mia vita, prima facevo tutto da me adesso devo chiedere qualsiasi cosa. Dipendere da qualcuno è la cosa che mi fa più male non riesco ad accettare. L'appoggio della mia famiglia è stato di grande importanza nei momenti più difficili della mia vita ed ora posso dire grazie anche a loro se ho la forza e il coraggio di affrontare questa nuova sfida che mi riporterà ad una rinascita». 

Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministero della Salute. In particolare sulla questione dell’applicazione della sentenza della Consulta sul fine vita. E lo ha fatto tramite una nota risalente al 9 novembre 2021. La nota è indirizzata alla Conferenza Stato Regioni affinché il servizio sanitario nazionale dia «concreta attuazione a quanto statuito dalla Corte costituzionale”. La nota continua affermando che “sussiste una responsabilità del SSN a dare concreta attuazione a quanto statuito dalla Corte Costituzionale e pertanto è necessario che le strutture regionali si adoperino affinché ai soggetti che versano in situazioni caratterizzate da patologie irreversibili e sofferenze intollerabili sia data la possibilità di accedere, nel pieno rispetto di quanto sancito dalla Corte costituzionale, a procedure di suicidio medicalmente assistito».

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