Domenica, 14 Luglio 2024
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Strage di Corinaldo, parla la Commissione di Vigilanza: «Non è giusto delegittimare la giurisdizione»

Le parole di tre esponenti della Commissione nella lettera aperta al Presidente Mattarella, in risposta a quella inviata alla più alta carica dello stato dal papà di una delle vittime

Continua a far discutere la sentenza per la vicenda di Corinaldo, con cui si è chiuso il processo bis per la strage della discoteca Lanterna Azzurra dell’8 dicembre 2018. Dopo aver pubblicato la lettera di Fazio Fabini, papà di Emma – una delle vittime – abbiamo ritenuto opportuno dare voce anche ai membri della Commissione di Vigilanza per i locali di Pubblico Spettacolo. Questo per offrire la possibilità di un contraddittorio a chi è stato chiamato in causa e per garantire quella pluralità di informazione che è alla base del lavoro svolto quotidianamente da AnconaToday. La riportiamo integralmente.

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,

ci rivolgiamo a Lei, che è il Garante della Costituzione, per resistere al tentativo di chi delegittima la giurisdizione solo perché non pronuncia sentenze di condanna, trascurando i fatti e la realtà dei fatti che sono stati accertati. Non vogliamo certo coinvolgere la Sua Persona in valutazioni che riguardano il processo ma vogliamo ribadire come i fatti – accertati con rigore nel corso di due anni di celebrazione del processo c.d. “Strage della Lanterna azzurra” – convergano verso la conclusione di assoluzione che è stata pronunciata rispetto alle gravissime ipotesi di reato addebitate.

Si rivolgono alla Sua Persona – a mezzo della presente – i sottoscritti membri della Commissione di Vigilanza per i locali di Pubblico Spettacolo presieduta dal Sindaco del Comune di Corinaldo e composta da un vigile del Fuoco, un medico dell’organo sanitario pubblico, il rappresentante dell’ufficio tecnico comunale, un vigile urbano ed un esperto elettrotecnico. In tale veste siamo stati inquisiti dalla Procura della Repubblica di Ancona e poi processati nel filone relativo alle presunte carenze nella sicurezza della discoteca e sulle procedure autorizzative. Oltre a questo filone processuale, sono stati celebrati altri due procedimenti: il primo processo a carico dei membri della “banda dello spray” concluso con condanne, confermate dalla Suprema Corte di Cassazione, dai 10 ai 12 anni di reclusione. Vi è stato poi un secondo processo a carico dei proprietari e dei gestori della sicurezza del locale concluso, con giudizio abbreviato, con pene che vanno dai 3 ai 5 anni e con patteggiamenti a 2 anni e 8 mesi.

In qualità di membri della Commissione di vigilanza in data 12 ottobre 2017 abbiamo effettuato il sopralluogo presso la discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo in quanto il comandante della Polizia Municipale, a pochi giorni dalla nomina, aveva richiesto un controllo scrupoloso dell’unica discoteca presente nel Comune di circa 4.500 abitanti. Come è noto e come è emerso nel processo, la notte tra il 7/8 dicembre 2018, in una discoteca che poteva ospitare nella sala principale 459 persone (personale compreso), erano presenti, a detta di molti testimoni, della SIAE e dei 1.200 verbali di sommarie informazioni, più di 1.500 persone mentre molte altre, più di mille, si apprestavano ad entrare.

La tragedia è avvenuta quando un gruppo di giovani provenienti da fuori Regione, avendo saputo della probabile ampia affluenza per l’esibizione di un famoso cantante, ha spruzzato dello spray con “intento predatorio”. Ciò ha scatenato un esodo di massa incontrollato e, a differenza di altre situazioni verificatesi in Italia, l’esito è stato infausto. E per quale ragione? In base alla ricostruzione fatta dai nostri difensori a dibattimento, acquisiti tutti i 1200 verbali di sommarie informazioni testimoniali, né il responsabile della sicurezza né i buttafuori presenti quella sera hanno provveduto ad aprire le cinque porte di sicurezza né le ulteriori quattro porte presenti nell’intera struttura. I buttafuori, piuttosto che indirizzare i ragazzi verso le uscite, li hanno invitati a raggiungere l’uscita per i fumatori dove poi si è consumata la tragedia.

Tutte queste circostanze sono state accertate nel corso del dibattimento durato 2 anni: 44 udienze durante le quali sono stati escussi 85 testimoni (di cui 8 periti) della Pubblica Accusa e delle parti civili e 43 testimoni (di cui 10 consulenti di parte) delle difese. Illustrissimo Presidente, nel profondo e sincero dolore che tutti Noi abbiamo vissuto come Cittadini per il tragico fatto, riteniamo di aver agito con la massima diligenza, scrupolosità e correttezza nella funzione da Noi svolta. Presidente, capirà con quale angoscia noi rappresentanti dello Stato con alle spalle tanti anni di servizio, abbiamo vissuto insieme alle nostre famiglie questa onta, fin dal momento in cui la Procura della Repubblica di Ancona ci ha iscritto nel registro degli indagati.

Illustrissimo Presidente ci siamo permessi di inviarLe questa lettera dopo essere venuti a conoscenza dalla stampa che il padre di una delle vittime si era rivolto a Lei dopo la lettura della sentenza. Come sempre, la circostanza che la sentenza non sia coerente alle attese – specie quelle di una pronuncia di colpevolezza deluse da una di assoluzione – non può essere ragione di delegittimazione della giurisdizione e dei suoi esiti. I fatti e la verità dei fatti – nonché la serietà ed il rigore nel loro accertamento – sono la misura di quanto la pronuncia di assoluzione sia fondatamente pervenuta.

Con deferenza.
Principi Matteo
Milani Rodolfo
Manna Massimo

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