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Selvaggina marchigiana, "dal bosco alla tavola": la filiera è certificata

Maggiore sicurezza per i consumatori e gestione sostenibile della fauna selvatica a difesa delle aziende agricole e della biodiversità sono gli obiettivi del protocollo d’intesa sottoscritto da Coldiretti, Terranostra e Urca

Il menù a base di selvaggina è certificato Made in Marche, dal bosco alla tavola. Maggiore sicurezza per i consumatori e gestione sostenibile della fauna selvatica a difesa delle aziende agricole e della biodiversità sono gli obiettivi del protocollo d’intesa sottoscritto questa mattina da Francesco Fucili, vicepresidente di Coldiretti Marche, Giuliana Giacinti, presidente regionale di Terranostra, l'associazione che riunisce gli agriturismi di Campagna Amica, Massimo Iuliano e Francesco Marchetti, rispettivamente presidente regionale e maceratese dell'Unione Regionale Cacciatori dell'Appennino (Urca). Insieme per creare un circuito intelligente e virtuoso nell’ambito del contenimento della fauna selvatica, annosa questione con la quale fanno i conti quotidianamente gli agricoltori ma anche gli stessi cittadini. I primi alle prese con ingenti danni alle colture (come ad esempio in questi giorni di semine autunnali di orzo, grano tenero, grano duro, favino, pisello) e tutti gli altri a rischio di incappare in gravi sinistri stradali.

L’accordo prevede la creazione di una filiera tracciata e certificata della selvaggina in grado di garantire legalità, trasparenza, sicurezza alimentare, igiene dal momento dell’abbattimento, fino alla commercializzazione ed al successivo consumo, con l’ulteriore possibilità di individuare tutti i soggetti coinvolti e le relative responsabilità: cacciatore/selettore, centri di sosta e di lavorazione della selvaggina, dettaglianti e ristoratori. La firma è avvenuta all'interno del Mercato Coperto di Macerata alla presenza (in collegamento) dell'assessore regionale all'Agricoltura, Mirco Carloni e di  Silvia Pinzi, sindaco di Serrapetrona. Proprio Serrapetrona ospita il CLS, il Centro di Lavorazione Selvaggina gestito dall’Urca, attorno al quale ruota il progetto. Là i selecacciatori conferiscono i capi – soprattutto cinghiali - entro un’ora dall’abbattimento. La carne viene prima sottoposta a rigidi controlli sanitari, lavorata e infine commercializzata. Coldiretti si impegnerà a promuovere l’utilizzo di questa selvaggina presso gli agriturismi di Terranostra di tutte le Marche.

I cuochi contadini potranno così contare su carne certificata con tanto di geolocalizzazione del luogo di abbattimento inserita in etichetta. L’intesa prevede esclusivamente l’utilizzo di ungulati abbattuti con metodi selettivi che nell’ambito della campagna di contenimento della specie che, da anni in sovrannumero e causa di squilibri ambientali a danno degli ecosistemi e della biodiversità, si è ulteriormente moltiplicata approfittando dell’insensato e colpevole stop imposto ai selecacciatori nel corso del lockdown e delle zona rosse. Un accordo innovativo che non ha precedenti a livello nazionale. Il CLS è il primo centro in Italia gestito interamente da un’associazione senza scopo di lucro, di protezione ambientale formata da cacciatori, nato attraverso la collaborazione con l’Istituto zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, l’Università “La Sapienza” di Roma, l’Università di Camerino, l’Università di Urbino il Comune di Serrapetrona e le associazioni venatorie. Viene gestito dai soci volontari e con il contributo economico della Regione Marche, dell’ATC Macerata 2, della Comunità Montana dei Monti Azzurri, Fidc Marche, Arcicaccia Marche ed Esp Marche.

Si tratta inoltre, si legge nel testo del protocollo, di “una soluzione utile al fine di evitare fenomeni di bracconaggio e mercato nero, con il coinvolgimento di tutte le parti sociali (mondo venatorio, associazionistico, ambientalista, agricolo e scientifico). La filiera risulta essere soprattutto l’avvio di una convergenza di intenti tra il mondo venatorio e quello agricolo, verso un percorso condiviso teso al contenimento degli ungulati particolarmente problematici, con ripercussioni economiche dirette sugli indennizzi all’agricoltura, nonché la creazione di un prodotto ad alto valore aggiunto per le attività turistico-ricettive, soprattutto agriturismi, che consumano prevalentemente prodotti del territorio e legati ad esso”.

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