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Martedì, 25 Giugno 2024
Attualità Sassoferrato

Alla scoperta del monastero dove ci sono le uniche suore d'Italia che producono birra

Si trova a Sassoferrato. Non è un’azienda rurale come tante di quelle che caratterizzano il territorio italiano, ma ha alcune incredibili peculiarità

SASSOFERRATO - Frutta, verdura, miele, conserve, da quest’anno anche grano per fare la farina e la pasta, ma soprattutto la birra: sono le produzioni messe operosamente a regime negli ultimi anni dalla Società Agricola delle Monache. Non è un’azienda rurale come tante di quelle che caratterizzano il territorio italiano, ma ha alcune incredibili peculiarità. Nasce infatti all’interno del Monastero del Sacro Cuore a Sassoferrato, nella provincia marchigiana di Ancona, collegato alla casa madre, il Monastero Benedettino di Sant’Anna a Bastia Umbra.

La comunità monastica che fa anche la birra

Ad occuparsene è una pimpante e artigiana comunità di sorelle che seguono la regola benedettina. Sono le uniche suore e artigiane della birra in Italia (ci sono invece gruppi monastici femminili che fanno il vino e produzioni agricole di altro genere. Ci sono poi a Roma le birre trappiste dell’Abbazia delle Tre Fontane ma a conduzione maschile, ne abbiamo parlato qui).

Dalle produzioni di birra monastica in Belgio, alle Marche

A raccontarci questa storia è Suor Myriam D’Agostino, classe 1984, nata a Napoli e laureata in Filosofia all’Università Orientale. Arriva in questo ecosistema 18 anni fa (prima a Bastia, poi a Sassoferrato) e oggi è la persona che coordina il progetto delle produzioni agricole del monastero. Forse l’avrete intercettata all’interno del programma di Food Network Italia “La cucina delle Monache”, perché sì, a Sassoferrato succede anche questo. E sulle birre, ci spiega: “La nostra madre si è laureata in Belgio qualche anno fa. Siamo venute a conoscenza delle realtà monastiche locali dove c’è una grande tradizione di birre trappiste, riconosciuta in tutto il mondo. Noi in quel periodo, è il 2016, abbiamo coltivato per la prima volta l’orzo distico. Abbiamo fatto fare le analisi proteiche e siamo state iniziate al processo di trasformazione dell’orzo in birra. Una nostra consorella ha un conoscente che è un mastro birraio tedesco, grazie a lui siamo riuscite ad elaborare una ricetta che piaceva a noi e che esaltava il nostro prodotto principale. Fatta la ricetta, abbiamo trovato un birrificio dove conferiamo la nostra materia prima e facciamo la birra. Nella speranza di avere a breve un nostro impianto di trasformazione”.

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