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Giovedì, 7 Dicembre 2023
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Vendita degli immobili comunali, regolamento verso la rivoluzione: il fronte del "no"

Il regolamento per la vendita degli immobili comunali va verso una sostanziale modifica. Il prossimo 14 novembre il consiglio comunale sarà chiamato a votare l’eventuale via libera alle nuove proposte, contro le quali il centrodestra anconetano ha già annunciato di voler dare battaglia in modo compatto

ANCONA - Il regolamento per la vendita degli immobili comunali va verso una sostanziale modifica. Il prossimo 14 novembre il consiglio comunale sarà chiamato a votare l’eventuale via libera alle nuove proposte, contro le quali il centrodestra anconetano ha già annunciato di voler dare battaglia in modo compatto. Il fronte del “no” è composto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e 60100 che vedono nella riforma una seria possibilità di «svendita del patrimonio dei cittadini». La principale modifica e relativa obiezione, hanno spiegato le opposizioni in conferenza stampa, riguarda possibilità del dirigente dell’Ufficio Patrimonio di procedere a trattative dirette con eventuali privati interessati: «Se prima una trattativa privata doveva avere il via libera della giunta, ora viene affidato affidata troppa discrezionalità al dirigente» hanno condiviso Daniele Berardinelli (Forza Italia), Maria Grazia De Angelis e Marco Ausili (Fratelli d’Italia) e Antonella Andreoli (Lega). Hanno sottoscritto le critiche anche i rappresentanti di 60100, Stefano Tombolini e Arnaldo Ippoliti. 

Le modifiche e le obiezioni 

Tra le altre questioni sollevate c’è anche la riduzione dei tempi di pubblicizzazione delle aste e la sola pubblicazione sull’albo pretorio online (non più l’obbligo sull’albo cartaceo così come sui quotidiani e i manifesti). Tutto a scapito, dicono i rappresentanti di opposizione, della trasparenza. Sotto accusa anche il metodo di compravendita in leasing, modalità aperta anche ad investitori stranieri: un locatario, osservano i rappresentanti di centrodestra, potrebbe entrare in possesso dopo anni di un immobile pagando una cifra finale irrisoria, sostituendola di fatto alle rate degli affitti. Nell’occhio del ciclone è finito anche l’articolo che darebbe la possibilità di arrivare a ribassi fino al 25% per le aste andate deserte (ora il limite è fissato al 10%), ma anche quello che offre la possibilità di pagare l’immobile eseguendo dei lavori (solo alcune tipologie) anche su altre opere del Comune. Comune che, osserva il centrodestra indicando l’articolo 32 del regolamento al vaglio, potrebbe rimborsare fino al 90% nel caso di lavori eseguiti sull’immobile, il tutto sulla base della sola certificazione presentata da chi esegue l’opera. Il limite per procedere ad aste informali si sposterebbe da immobili con valore fino a 50mila a quelli con valore di 200mila euro. 

«Rischio di svendita»

«Vengono meno due princìpi del buongoverno, ovvero la trasparenza e il pari trattamento degli interessati» commenta Ausili. Berardinelli: «Il rischio è che la comunità veda svenduti immobili di pregio, perché è su quelli che si concentrerebbe l’attenzione». De Angelis: «Un regolamento che a pochi mesi dalle elezioni tirerebbe voti a favore di chi facilita queste vendite, l’apertura del leasing ai fondi esteri significherebbe che chi ha capitali illimitati può acquistare tutta Ancona». Per la Andreoli: «Il sistema può essere utilizzato in modo molto generico, vorremmo presentare degli emendamenti, ma è impossibile perché è tutto il testo che andrebbe rivisto». 
 

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