Argilla e simpatia, «L’anconetano? Nel presepe napoletano sarebbe un “benino”»

Trucchi e sacrifici del presepe artigianale napoletano spiegati dai maestri arrivati in città direttamente da San Gregorio Armeno

Raffaele e Salvatore Comitale

ANCONA - Questa volta piazza del papa può essere tranquillamente chiamata con il suo vero nome: piazza del Plebiscito, proprio come l’omonima napoletana. Merito dei banchi dei maestri presepai, arrivati direttamente dal capoluogo partenopeo per allestire la "via dei presepi" con capolavori artigianali e allegria. Gioia per gli occhi, gioia per il palato perché sempre in piazza c’è il temporary store della storica pasticceria partenopea "Scaturchio". Il babà a forma di Vesuvio gigante ancora non c’è, dovrebbe arrivare entro il fine settimana. Nel frattempo però c’è la simpatia di Guido Cavallaro con una nota romantica: i suoi genitori si sono conosciuti mentre lavoravano nella stessa pasticceria. 

Via dei presepi 

La via dei presepi, come lo scorso anno, è in realtà via degli Orefici. Da corso Mazzini a piazza del papa è possibile ammirare fino al prossimo week end i presepi artigianali di Andrea Talamo, che a San Gregorio Armeno ha aperto i battenti 37 anni fa. Ecco dunque le scenografie in legno, sughero corteccia e sughero agglomerato. «Le scenografie dei presepi sono di diverse tipologie- spiega l’artista- sono angolari, nel senso che possono essere installate in un angolo della casa, poi ci sono quelle a forma di grotta, dentro le campane di vetro e anche i presepi a quadro». A quadro? «Sì- spiega Talamo- se non hai spazio in casa puoi togliere un quadro e metterci un presepe». Accanto a Talamo ci sono altri due artisti: Salvatore e Raffaele Comitale, rispettivamente zio e nipote. La verve napoletana di Salvatore, tra pastorelli e Pulcinella, non si fa attendere: «”Caffè napoletano” si pronuncia con tre “c”, cioè “cumme c...o cuoce”!». Tra una risata e l’altra i maestri spiegano come nascono i modelli che hanno reso San Gregorio Armeno celebre in Italia e non solo. E’ Raffaele a svelare trucchi e sacrifici del mestiere. Come gli altri maestri, lavora alle opere da gennaio a dicembre: «Prediamo un pastorello ad esempio, nasce dall’argilla che viene modellata e diventa la testa della statua- spiega l’artigiano- poi si lascia asciugare e viene messa in forno tra i 950 e i 1080 gradi per 12 o 15 ore». A rendere ancor più complessa la lavorazione c’è il fatto che i volti vengono modellati “a memoria”: «A volte prendiamo spunto dai quadri, ma le facce le disegniamo noi cercando di riproporre le caratteristiche fisiche, ad esempio, del tardo ‘700 come il dente sporgente o il gozzo. Un commerciante non avrà certo la celestialità della madonna» prosegue Raffaele. Il corpo dei pastorelli è di ferro e stoppa, un particolare scheletro che dona elasticità ai movimenti. «Un anconetano nel mio presepe? Lo rappresenterei come un “benino”, cioè un “dormiente”». Accezione negativa? No, affatto: «Il “benino” è l’essere tranquillo per eccellenza, un sognante, la parte positiva del presepe che raffigura una persona addormentata mentre sogna l’annunciazione dell’Arcangelo» conclude Raffaele. 

Babà, pastiere e sfogliatelle

Guido Cavallaro rappresenta la pasticceria Scaturchio nel punto vendita anconetano: «Ci ha portato qui la voglia di far assaggiare i nostri prodotti tipici, il dolce napoletano è molto apprezzato ad Ancona». Ma quale in particolare? «L’ “anconapoletano” va sulla sfogliatella, perché è quella che conosce di più». C’è anche spazio per un dolce mistero, quello del “ministeriale”: «E’ un dolce brevettato e conosciuto in tutto il mondo, ma la sua ricetta è segreta». E il babà gigante a forma di Vesuvio? «Ci stiamo organizzando per farlo arrivare, vorrei esporlo in piazza, ma anche a Napoli c’è molto movimento per il Natale ed è molto richiesto». 

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