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Il procuratore capo Monica Garullo con il vicebrigadiere Donato Pallotta

Il procuratore capo Monica Garullo con il vicebrigadiere Donato Pallotta

Trent'anni di servizio in procura: il vicebrigadiere Donato Pallotta va in congedo

Il vicebrigadiere nativo di Altamura, Donato Pallotta, oggi saluta il tribunale dorico dove ha prestato servizio dal 1991. Ha lavorato con 4 procuratori capo dall'inizio della sua carriera ad Ancona

Donato Pallotta, la divisa cucita sulla pelle. Il vicebrigadiere si congeda dopo oltre trent'anni di carriera nell'Arma. Una vita dedita al servizio della Pg, svolto sempre con grande professionalità e impegno. «La cosa che mi mancherà più di tutte - dice commosso - sarà il rapporto con i magistrati ma anche il lavoro stesso. Non è facile lasciarlo dopo tanti anni, per me è una grande emozione». 

Nato nel 1964, entra nell'Arma da giovane e, dopo il primo anno di servizio a Napoli, nel 1984 si sposta nelle Marche, a Castelfidardo. Poi dal 1991 arriva nel capoluogo marchigiano e da allora svolge le sue mansioni all'interno della procura di Ancona in forza alla polizia giudiziaria. Durante la lunga carriera tra le mura del tribunale dorico ha avuto come registi quattro procuratori: Fausto Angelucci, Vincenzo Luzi, Elisabetta Melotti e Monica Garulli. Proprio l'attuale procuratore capo descrive così il militare classe 1964: «Ho avuto la fortuna di collaborare con lui nell'altima parte della sua vita professionale. Lo saluto con un po' di rammarico perché, insieme alla sua esperienza, ha portato sempre allegria, anche nei momenti più difficili che, devo dire, non sono mancati qui in procura. Sentiremo la mancanza del suo sorriso e del suo buon umore».

Il vicebrigadiere Pallotta ha lavorato a tante inchieste, ottenendo risultati importanti, anche in tema di criminalità organizzata. A partire dalla complessa indagine della strage di Sambucheto quando, nel 1996, Gianfranco Schiavi, detto il mastino, commissionò a suo figlio Marco e a Salvatore Giovinazzo l'uccisione a raffiche di mitra di Nazzareno Carducci, di sua moglie Giovanna Ascione, incinta di otto mesi, e del padre di lei Giovanni. Una strage mafiosa in piena regola. «Sono stati confermati tutti gli ergastoli - dice il carabiniere - ma è stata un'indagine complessa. A quei tempi non c'erano i mezzi di oggi. La tecnologia da allora ha fatto passi da gigante in questo campo». Nel 2006, inoltre, il carabiniere originario di Altamura è stato insignito dell'onoreficenza di "Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana". 

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