Martedì, 26 Ottobre 2021
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Pesca, associazioni marchigiane in allarme: «L'Ue ci vuole nel baratro»

Bruxelles vuole allungare il periodo di fermo-pesca riducendo a soli 150 i giorni effettivi di attività di 200 pescherecci e ipotizzano di installare telecamere a bordo dei pescherecci per controllare le attività

«La pesca delle Marche rischia il collasso definitivo con le nuove misure previste dall’Unione europea». Il grido d’allarme è delle rappresentanze regionali del settore, Agci-Agrital, Coldiretti-Impresa Pesca, Legacoop Agroalimentare e Pesca, Fedeagripesca-Confcooperative, Federpesca, ed è indirizzato all’assessore regionale alla Pesca, Mirco Carloni.

«Dopo l’ultima seduta della Consulta dell’economia ittica regionale - si legge nella nota - le categorie chiedono, in una lettera, un nuovo confronto con Carloni per porre alla sua attenzione “gli ultimi risvolti legislativi” che arrivano dalla Ue “gravemente impattanti sul settore pesca”. Il decreto del direttore generale della Pesca marittima e acquacoltura del ministero delle Politiche agricole e forestali, in applicazione delle decisioni europee, ha stabilito per la GSA 17, l’area geografica dell’alto-medio Adriatico, oltre all’arresto temporaneo del fermo-pesca biologico estivo di 30 giorni e le misure tecniche successive che impongono la riduzione di ulteriori 2 giorni di pesca a settimana per dieci settimane, ulteriori giorni di interruzione temporanea non continuativa che interesserebbe 200 pescherecci (30 per le unità tra i 12 e 24 metri di lunghezza e 39 per le unità superiori a 24 metri)».

«Un così elevato numero di giorni di interruzione dell’attività – scrivono le associazioni -, da sommarsi alla già ridotta attività dovuta all’emergenza epidemiologica Covid-19 porta le imprese armatrici a pescare neanche 150 giorni all’anno senza poter in alcun modo raggiungere un livello minimo di guadagno economico che permetta la sopravvivenza delle imprese e degli equipaggi. Ad aggravare ancor più un quadro così compromesso, è arrivata da Bruxelles la notizia che la proposta di Regolamento, destinato a riformare il sistema dei controlli sulla pesca europea, prevede l’istallazione di telecamere a bordo dei pescherecci per effettuare controlli sul rispetto da parte dei pescatori degli obblighi imposti dalla legislazione europea».

«Quanto previsto è contrario ad ogni principio di privacy e di diritto del lavoro che vieta la videoripresa del lavoratore in azienda – sottolineano le categorie - e dipinge il pescatore europeo come un malavitoso da spiare ogni minuto per evitare che possa delinquere neanche fosse un boss mafioso al regime carcerario del 41 bis. Il pescatore, al contrario del quadro che sembra voler dipingere la Commissione europea è un onesto lavoratore che lotta ogni giorno con le avversità meteomarine, con la burocrazia, la crisi economica generale e da ultimo con la pandemia rischiando a volte la vita per garantire un approvvigionamento di prodotti alimentari sulle tavole di tutti i cittadini europei». Per i firmatari della lettera a Carloni, Elio Brutti, Agci-Agrital, Tonino Giardini, Coldiretti- Impresa Pesca, Simone Cecchettini, Legacoop Agroalimentare e Pesca, Giuseppe Micucci, Fedagripesca-Confcooperative, Federico Bigoni, Federpesca, che viene invitato a difendere il diritto al lavoro dei pescatori e armatori marchigiani e italiani, «vi è un accanimento contro la pesca che non può essere giustificato sbandierando non si sa bene quale interesse per l’ambiente, visto che lo sforzo di pesca negli ultimi anni è molto diminuito a seguito della demolizione di numerosissime unità navali e i pescatori sono sempre in prima linea nel rispetto dell’ecosistema e nei progetti di pulizia del mare dai rifiuti e dalle plastiche che sono altri a produrre e gettare in modo indiscriminato. Ancora una volta, si rischia che il pescatore veda la Commissione europea come una ‘matrigna’ vessatoria nei confronti di onesti lavoratori che vogliono solo guadagnarsi il minimo per sopravvivere e che dimentica la tutela economica e sociale dei propri cittadini». 

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