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Prevenzione tumori femminili, il Pd solleva la questione in Regione

Sono stati due i temi sollevati con altrettante interrogazioni dalla consigliera regionale Manuela Bora

ANCONA – Il gruppo assembleare del Partito Democratico torna a sollecitare la giunta regionale sul tema della prevenzione dei tumori femminili. Nella giornata di martedì, sono stati due i temi sollevati con altrettante interrogazioni dalla consigliera regionale Manuela Bora.

Il primo ha riguardato i ritardi relativi al mancato avvio degli screening della cervice uterina con l’Hpv test presso l’ospedale di Senigallia. “Finalmente – afferma Bora - il servizio partirà il prossimo 26 giugno. Tuttavia non possiamo non essere preoccupati dal pressapochismo di cui, ancora una volta, ha dato dimostrazione la giunta regionale. Infatti, come apprendiamo dall’assessore Saltamartini, nonostante il macchinario fosse già disponibile da sei mesi e il personale fosse stato adeguatamente formato, si è perso tempo prezioso a causa di problemi di natura informatica. Ciò è molto grave, perché in questi mesi di inattività si sarebbero potuti diagnosticare precocemente un certo numero di nuovi tumori. E a impedirlo non è stato chissà quale insormontabile questione, bensì un banale malfunzionamento del software”.
Il secondo tema, invece, ha riguardato le attività di screening per il tumore mammario. In questo caso la consigliera ha chiesto di aumentare il numero delle Breast Unit sul territorio regionale, considerata l’importanza del ruolo svolto da questi centri multidisciplinari nella presa in carico, cura e riabilitazione.
“Anche su questo fronte – continua Bora – non abbiamo ricevuto notizie rassicuranti da Saltamartini. L’ampliamento della fascia d’età della popolazione femminile che potrà sottoporsi allo screening mammografico biennale è un fatto positivo, ma non è sufficiente a fare una prevenzione soddisfacente. Senza un incremento del numero delle Breast Unit si rischia di indebolire tale azione. Nel caso del carcinoma mammario, infatti, la presa in carico della paziente in strutture altamente specializzate è fondamentale. Le donne che si rivolgono a questi centri hanno il 18% di possibilità in più di sopravvivenza rispetto a quelle che non lo fanno. Auspichiamo che questi dati facciano riflettere la giunta regionale e che, nel nuovo Piano Socio Sanitario, sia accolta la nostra proposta di aumentare il numero delle Breast Unit e di potenziarle sia in termini di attrezzature diagnostiche, sia in termini di personale preparato a garantirne le piena operatività”.

In una delle recenti sedute, anche la consigliera Micaela Vitri era intervenuta sulla questione sollecitando la giunta regionale a riavviare la campagna di prevenzione con test gratuiti sospesa dal 2019: “Fin dall’inizio del mandato – spiega Vitri - ci siamo battuti per estendere lo screening oncologico alla mammella a fasce di età in precedenza escluse. Lo abbiamo fatto perché il tumore al seno è il primo tra i carcinomi femminili e la sua incidenza è in continuo aumento con 55 mila nuovi casi ogni anno in Italia, di cui 1500 nelle Marche. Purtroppo, l’organizzazione del servizio è ancora in alto mare e, onestamente, questa mancanza di attenzione e sensibilità da parte della giunta regionale ci fa molto preoccupare”.

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